martedì 21 aprile 2009

Un’altra testimonianza

Un’altra testimonianza

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Inserito da Redazione sabato 20 settembre 2008

Questo pomeriggio ascoltavo per la centesima volta una canzone ma devo aver prestato più attenzione alle parole (forse ero più in ascolto) e l’ho collegata al tuo articolo sull’anormalità e mi è venuta voglia di condividere questa mia riflessione.
La canzone dice (tra le altre cose) ……che noi siamo preoccupati dei pericoli che arrivano dalla strada, dalle guerre, ecc ma il vero pericolo è quello di non sentire più niente…….. e poi continua.
Quasi tutti noi viviamo di corsa, sempre avanti, mai fermarsi, lavoro, divertimenti, viaggi, ecc. ecc. una giostra che gira, gira senza fermarsi.
Perché fermarsi vuol dire cominciare a sentire quello che proviamo, quello che ci manca (e che riempiamo di cose da fare, di cazzate), cosa abbiamo veramente bisogno.
E allora solo chi ha coraggio si ferma, si guarda dentro e comincia a lavorare su se stesso.
Sia che lo faccia con terapie di gruppo o individuali, sia che lo faccia da solo, comincia un percorso sconosciuto, spesso impervio fatto di tante salite, tanti ruzzoloni forse qualche discesa, dove verranno versate molte lacrime, ma saranno lacrime per se stesso che serviranno, come fossero delle lenti particolari, a guardarsi dentro, a vedere di cosa hai veramente bisogno.
Molto probabilmente non ci vuole solo coraggio, ci vuole un po’ di “incoscienza”. Ben venga se serve a far venir fuori una persona “autentica”, “vera”, che vive quello che sente con libertà senza pensare a quello che gli altri possano pensare solo perché sceglie di passare un pomeriggio a lavorar su te stesso.
Grazie per quello che scrivi, magari non subito (almeno x me) ma serve per riflettere
A ……. quando ci vediamo
F.

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