venerdì 7 agosto 2009

COME FINISCONO LE STORIE

Alle volte si lotta contro la fine di una storia, ostinandosi a cercare un sentimento dientro il male che l'altro compie. Ci si ostina a cercare la luce che sta oltre le azioni e le parole che allontanano.

Ma così ci si procura solo sofferenza.

Nelle storie c'è sempre chi se ne va per primo, e quello può farlo semplicemente al posto dell'altro.

E c'è sempre un innocente che si accanisce sul colpevole, e la rabbia dell'innocente è spesso peggiore del colpevole, perchè è la rabbia del giusto.

E c'è sempre che si lamenta che non ha abbastanza, perchè non riesce ad ammettere che non è abbastanza ciò che dà.

Così tutto si confonde: chi resta vuole trattenere chi se ne va non riconoscendo la propria voglia di andare, chi si accanisce contro l'altro non riconosce la rabbia sproporzionata, chi si lamenta non si accorge delle proprie carenze.

Tutto si rovescia e si confonde.

Non resta che stare fermi, aspettare.

Immobili, senza andare verso l'altro, nè allontanarsi, cercando di ricostruirsi una vita da soli.
Chiarendosi dentro.
Ammettendo le proprie colpe...
Dopo si può, forse, ricominciare.

Spesso invece si trattiene l'altro senza diritto, o ci si allontata prima del tempo.

Bisogna invece fare come i cacciatori, fermi, fino all'ultimo giusto centimetro dalla preda.

Il dolore acuto allora prepara a un nuovo inizio, o a qualcosa di totalmente nuovo.

Alessandro D'Orlando

2 commenti:

  1. Trovo sorprendentemente vere le parole di questo post e anche terribilmente dolorose. Arriva un punto forse in cui restare nella storia fa altrettanto male di andarsene.. Sei in una morsa e più il tempo passa più ti sembra impossibile trovare una via d’uscita. I fatti non sono come le parole, non c’è un modo giusto o meno doloroso per agire, non c’è anestesia mascherata da espressioni che ti colpiscono senza che tu quasi te ne renda conto. I fatti non possono essere addolciti in nessun modo, soprattutto se alla base del rapporto è rimasta così tanta rabbia.
    Cosa si intende per stare fermi ed aspettare? Personalmente non sono abituata alla non azione, il più delle volte cerco della vie di fuga, nei rapporti con gli amici, in nuovi incontri e storie improvvisate… tutto per dimenticare, per non pensare.
    Allora, come si fa a stare fermi?
    Grazie..

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  2. Stare fermi è un'impresa in queste situazioni, soprattutto per i caratteri di azione, che risolvono tutto facendo, facendo, facendo (come gli 8, i 9, gli 1....)...

    Si possono usare più paracadute: la meditazione con il respiro per tempi più lunghi, un viaggio da soli per un ritiro spirituale, un percorso di psicoterapia personale, più sport per scaricare il bisogno di agire, la ricerca di situazioni divertenti e il più possibile slegate dalla sessualità (come la frequenza di un gruppo di donne nel suo caso con cui condivide un interesse)...,

    E poi, se c'è qualcuno che vorrebbe avvicinarsi, parlare chiaramente e spiegare immediatamente la situazione e darsi un buon termine per essere presi come "malati in convalescenza" dove l'unica regola che valew è quella dell'amicizia.

    Così dovrebbe bastare a lenire i propri dolori interiori senza creare altre situazioni che sovrapponendosi potrebbero creare ancora più dolore non solo dentro di sè, ma anche in altre persone.

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