sabato 15 agosto 2009

NON SAPPIA LA MANO DESTRA COSA FA LA MANO SINISTRA

Alle volte viviamo come se sapessimo la nostra storia, come se stessimo preparando una storia per qualcuno che vorrà ascoltarci, viviamo raccontandoci anche come sarà il nostro futuro e la nostra fine, e la nostra identità stessa si fonda sulla storia che ci raccontiamo di noi.

Ma se questa storia fosse falsa?

I pragmatici dicono che la storia deve aiutarci a vivere e lavorare, non importa se sia vera o no.

Agiamo e diamo poi un senso alle nostre azioni, buone o cattive che siano, false o vere che siano le motivazioni, benevole verso di noi o punitive.

Ma oltre questa storia cosa c'è? Se arriviamo al punto in cui nessuno ascolterà più la nostra storia, se accettiamo di non sapere la nostra storia nè quello che siamo e che vogliamo. Se per un momento ci disinteressiamo di qualcuno che vorrà ascoltarci (e a cui ci si può affezionare per questo) e accettiamo la solitudine in cui viviamo.
Se smettiamo di agire e di dare un senso a questo agire.

Se per un momento ci poniamo in quella dimensione... che succede?

In fondo, la morte è uno di quei momenti: quello che eravamo perde di importanza, quello che saremo non lo sappiamo e ci sfugge - se osiamo andare oltre a quello che crediamo - e non ci sarà nessuno ad ascoltare la storia di quello che eravamo e che ci sta accadendo.

Siamo soli davanti al Nulla, nel Nulla, con Nulla tra le mani.

Forse c'è grande energia lì.

Si può vivere così ogni giorno?

Come sarebbe la vita, e l'energia, in uno stato di coscenza di questo tipo?

Quanta forza personale serve per reggere a questa energia?

A.

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