venerdì 26 febbraio 2010

La guerra dei depressi

Per la persona depressa la vita non è una delle tante e utili metafore che dovrebbero fare da sfondo a una vita felice: non è una danza, non è un gioco, non è una gara amichevole... la vita è una guerra.

Ogni giorno cade, ogni giorno si rialza, ogni giorno deve parlarsi e imporsi di fare qualcosa, anche le cose più elementari: lavarsi, mangiare, fare la spesa, incontrare amici, conoscere persone nuove, andare al cinema, mettersi a letto, riprendere a dormire se si sveglia nel cuore della notte con l'angoscia, alzarsi dal letto la mattina...

Ogni giorno, ogni istante vuole un suo motivo per avere attenzione e energie, perchè i sensi della vita comune sono andati perduti.

Per questo la depressione è un inferno e nello stesso tempo una vulcanica possibilità di cambiamento: se tutto deve essere ricostruito, se il dialogo interno deve essere costruttivo, se le immagine coltivate internamente devono essere costruttive, se ogni abitudine deve essere rifondata da capo... allora si può ricominciare da capo.

All'inizio non si sente la necessità di ricominciare, si prende questo percorso come una utile medicina, come chi guida di notte usa il navigatore per andare in una bella località di vacanza. Vedi solo buio e magari fuori è freddo e piove o nevica. Ma il navigatore ti dice che ti stai avvaicinando ad un posto fantastico, e tu sai che lo è, anche se non vedi nè senti nulla, anche se sei nervoso e frustrato dal traffico.

E vai avanti.

Una bussola, una mappa, andare avanti: è tutto quello che serve.

Entusiasmo, contentezza, allegria, gioia, leggerezza.... non importa, arriveranno...

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