domenica 14 giugno 2015

Come rendere utili i sensi di colpa

Se appartieni alla categoria di persone che si sentono in colpa se dicono ciò che pensano, o sentono o fanno ciò che rende loro felici, 

allora questo consiglio è per te:

inizia a sentirti in colpa per non fare abbastanza per te,

e subito dopo chiediti cosa puoi fare per te stesso,

e subito dopo fallo.

Così i sensi di colpa ti guideranno verso il benessere,

mentre solitamente il senso di colpa per gli altri guida verso il malessere.

Tu appartieni all'umanità quanto gli altri, come già Nietzsche ce lo ricordava, e sei il primo essere da amare.

Come una bottiglia piena, quando ti sarai amato abbastanza, sgorgherà amore anche per gli altri.

Buona pratica.



mercoledì 10 giugno 2015

Verso la libertà dalla manipolazione nell’amore di coppia

Le Printemps by Pierre Auguste Cot (1873).
Alle volte ci viene da pensare sul perché sia così facile considerare l’altro un oggetto per nostra felicità (oggetto che ci deve gratificare, ammirare, amare incondizionatamente o altro) o perché sia così difficile lasciare all’altro la libertà di vivere anche quando quella stessa vita lo porta lontano da noi.

In merito al primo punto, Alice Miller individuerebbe l’origine di questa superficialità del vivere l’amore (l’amore come possesso dell’altro, l’altro come strumento del nostro appagamento ecc) nel rapporto genitore-figlio: sono generazioni che i genitori divorano i figli, ossia li usano per i propri bisogni di ammirazione, compagnia, potere e nei casi peggiori, sessuali.

Questi bambini così crescono e mettono in atto nelle relazioni interpersonali ciò che hanno vissuto nel rapporto con i propri genitori e familiari.

La soluzione sarebbe quindi quella di rivivere la sofferenza di quel bambino (il proprio bambino) e provare empatia per lui e liberarlo dalle illusioni, come quella - velenosa assai -  che la mamma o il papà gli vogliono solo bene, e dalle paure che lo imprigionavano allora.

Da questo punto di vista, la società non sarebbe altro che il prodotto di bambini traumatizzati che perpetuano il trauma con la propria cultura, i propri ideali, i propri incubi spacciati per sogni, i propri inferni spacciati per mete desiderabili.

L’amore così diventa la cosa più difficile che esista e in maniera socratica, in accordo anche con il metodo di indagine di tante altre guide spirituali come J. Krishnamurti stesso, dovremo quindi partire dall’assunzione che noi possiamo solo sapere che non sappiamo cos’è l’amore; pur non sapendolo tuttavia, possiamo avvicinarci ad esso liberandoci delle idee false che nutriamo su di esso semplicemente rivivendo i traumi della nostra infanzia con l’aiuto di qualcuno che ha già intrapreso questo percorso di conoscenza.

Si tratta di liberare il bambino dell’influenza negativa dei suoi genitori, fatta dei loro dolori, delle loro angosce, delle loro richieste di amore e assistenza più o meno dirette ed esplicite. In questo viaggio così complesso nessuno può dirsi fuori dalla distorsione di pensiero e di percezione che ogni infanzia comporta per il falso amore ricevuto: la manipolazione è iniziata prestissimo, dalla gestazione in poi, con le prime percezioni da parte del feto delle atmosfere circostanti, degli umori della mamma e delle persone a lei vicine. 

I condizionamenti sono così profondi che solo momenti eccezionali come l’innamoramento o le ferite da abbandono e tradimento possono darci l’occasione di andare così dentro di noi da scoprire l’origine delle nostre sofferenze: i dolori che proviamo nel rapporto di coppia, l’ansia di essere feriti o abbandonati o traditi, la paura di trovare una persona o di non trovarla, i tira e molla e le paure e le rabbie sono da questo punto di vista il semplice eco di eventi lontani nel passato. Considerarli come tali e privarli della illusoria solidità che si manifesta a noi, che crediamo di provare simili sentimenti per causa di quella persona o di quella relazione, offre anche ai momenti difficili la possibilità di diventare un importante trampolino di lancio verso livelli di evoluzione, o liberazione, ancora più elevati.

Riguardo l’altro tema fondamentale dell’amore, quello della libertà, nella coppia è utile considerare l’altro nella sua libertà di percorrere strade che possono essere anche per noi incondivisibili o terribili, tenendo per noi la stessa libertà con aggiunta la considerazione che - come ci ricorda Bert Hellinger -, siamo liberi di fare ciò che desideriamo, ma non siamo mai liberi dalle scelte che facciamo. L’amore implica legame e questo legame manifesta tutta la sua forza proprio nei confronti di chi vuole negarlo: chi crede di poter chiudere una storia ed iniziarne un’altra senza pesantezze, dovrà fare i conti con tutto l’ingombro di un passato che non vuole passare e con delle sensazioni che non si spiega ma provengono dallo stato d’animo della persona a cui si è ancora legati nonostante la volontà di andare avanti senza ripensamenti.

Oltre a queste conseguenze psicologiche e spirituali ci sono anche, secondo la medicina del dott. Hamer, i danni biologici più o meno gravi che si accompagnano a ogni conflitto psicologico: secondo queste conoscenze, anche sul piano concreto del corpo i legami lasciano un segno che a volte può essere anche fatale.

In definitiva, meglio pensarci prima ai legami, perché una volta legati i prezzi per sciogliersi sono sempre importanti tanto che davanti ad essi sarebbe sempre la pena chiedersi se ne vale davvero la pena.

Certo l’essere umano si conosce nell’avventura concreta di questa esistenza e alla fine gioie e dolori, successi ed errori hanno l’unico scopo di portarci verso livelli ancora più elevati di amore e saggezza.
Che quindi la propria esperienza di coppia sia felice o meno e le scelte davanti a questa felicità siano buone o deleterie per chi le compie prima di tutto, l’importante è saper usare tutte le situazioni come forma di apprendimento per continuare ad evolvere.

Buon cammino a tutti noi.


Alessandro D’Orlando