giovedì 28 aprile 2011

L'infanzia che torna sempre

Link ad una canzone cliccando sul titolo...

Leggendo il libro di Alice Miller resto colpito dalla semplicità e dalla potenza del suo approccio, basato sul recupero dell'infanzia a partire dalle emozioni del qui ed ora.

Qui ed ora siamo depressi, o tristi, o impotenti, o impauriti o tutte quelle emozioni che non vorremmo mai provare o che gli altri non vorrebbero mai provare.

Qui ed ora quelle emozioni proibite di cui sopra potrebbero essere di chi ci sta vicino a causa nostra.

Da questo qui ed ora possiamo tornare indietro alla nostra infanzia chiedendoci cosa di tutto ciò era già nostro a quell'età, e da chi l'abbiamo imparato, e chi ci ha trasmesso queste emozioni con le sue azioni od omissioni.

In questa ricerca infinita possiamo progressivamente riguadagnare la libertà, la vitalità e l'amore in un mondo che ha oramai dimenticato completamente i bambini - nelle memorie e nelle azioni.

Anche il nostro bambino, o la nostra bambina.
Da parte nostra...

Da ora, da qui possiamo finalmente rimediare, per noi, per il mondo, per i bambini.
E anche se il punto di partenza è una depressione, o un dolore che non ci dà tregua, che importa, quando la strada è diretta verso spazi così meravigliosi?

sabato 16 aprile 2011

5 centesimi

Pensando al futuro,
a ciò che ci attende,
alla fine di tutto,

della salute, delle amicizie, degli affetti, del lavoro,
del corpo, della mente e delle emozioni,

davanti ai mesi della china inesorabile,
o un attimo prima di spiccare l'ultimo salto,

e anche dopo, in quel viaggio misterioso, davanti a quello che ci attende e ci succede,

davanti a tutto questo,
in mezzo a tutto questo,

come guarderemo a ciò che ci attendavamo da qualcuno,
a ciò che dovevamo ricevere e non abbiamo avuto,
davanti alle delusioni vissute,
al male subito?

Guarderemo alle grandi ferite che pensiamo di avere,
come possiamo pensare ora a una spesa di tanti anni fa?

Dove avevamo per errore, distrazione, timidezza, goffaggine,
o semplice stupidità,
rinunciato ad avere 5 euro di resto,

o forse erano 50 centesimi,
o 5,

E chi si ricorda bene più?

E davvero eravamo noi che dovevamo avere indietro il resto?

Era una scusa la spesa, il resto, il pensiero del resto,
per diventare ciò che siamo diventati, per scoprire ciò che abbiamo scoperto?

mercoledì 13 aprile 2011

Anime perse

Se ti ritrovi ad amare anime perse,

troppo fragili per ricambiare,
troppo spaventate per restare,
troppo appesantite per poter guardare avanti,
troppo tristi per sentire il tuo amore,

puoi solo tornare a guardare alla tua di anima,
e capire che anche la tua è così
anche se non lo hai nemmeno mai sospettato.

E dopo alcuni mesi forse scoprirai che è vero,
e dopo altri mesi scoprirai come abbracciarla,
e dopo potrai ricominciare.

Ricordati però prima di ringraziare,
chi con la sua fragilità ti ha indebolito,
chi con la sua paura ti ha gelato,
chi con la sua pesantezza ti ha appesantito,
chi con la sua tristezza ti ha intristito.

Alla fine erano tutte cose tue che avevi disgraziatamente smarrito.

domenica 10 aprile 2011

Le gare e chi non le fa

Alcuni dicono: "io non ho mai vissuto, meglio vivere e sbagliare che stare fermi come ho fatto io" - o una cosa del genere.

Forse dovremmo avere più rispetto per le nostre ferite. Forse ci siamo rotti la schiena che non avevamo nemmeno iniziato la gara. E' stato un incidente, un evento fortuito, ma non siamo potuti arrivare ai blocchi di partenza.

O forse le botte sono state cosi' forti fin dall'inizio che ne avevamo abbastanza per tutta la vita.

Che cosa importa se quei dolori arrivano a 5, a 20, a 50 anni.

Arrivano e dobbiamo solo lavorarci su, in un modo o nell'altro.

Perciò mi verrebbe da dire, guardiamo a quel bambino, a quella bambina che siamo stati e diciamo a lei, a lui: ti abbraccio anche nella tua volontà di non vivere altro dolore, perchè anche lì c'è saggezza - perchè, anche se ancora tu che sei così piccolo, o piccola da non saperlo chiaramente in fondo lo sai che devi avere il tempo di guarire quel dolore negli anni che verranno, senza che se aggiunga altro.



Alla fin fine, così come non sappiamo dove finirà la nostra vita, non possiamo sapere dove abbiamo iniziato a soffrire.


Anche in questo dobbiamo essere umili e aprirci alle cose per come sono. Anche se assurde.



Le spine sono cartelli stradali

(link nel film sul titolo)

Per togliere una spina dal cuore non basta prenderla e sfilarla dalla carne.

Ci vuole una operazione speciale: bisogna andare fino in fondo, fin dove arriva la punta ed un pò più oltre, e poi da dì spingerla fuori - soffrendo per le aderenze che la spina può avere, e più è lì da tempo più la carne si è legata a questa parte così diversa.

Andare un pò più a fondo rappresenta il lato selvaggio della vita.

Andare a fondo non è questione di programmi, di progetti o così semplice.

Andiamo in fondo quando ci siamo fermati davanti a una porta dopo anni di lotte, per poi scoprire - quando oramai è arrivata la resa - che finalmente si apre. In fondo ci arriviamo dopo aver fatto determinate esperienze a cui ci siamo esposti - per quanto strane ed assurde ci potessero sembrare. 

Quando abbiamo detto di sì al dolore, alla gioia, all'amore, alle sorprese e anche alla nostra incapacità di cogliere tutta questa ricchezza (perchè nella misura in cui si sono spine il resto non ci sta - vivere la vita al 100% è impossibile, disumano perchè non tiene conto delle nostre ferite, della loro grandezza e del loro scopo).

Per capire ci vuole una speciale intensità diceva Krishnamurti. Senza, siamo senza consapevolezza di ciò che è.
Le spine ci danno quell'intensità speciale per continuare un viaggio che richiede all'inizio una indomabile volontà di porre fine al dolore, fino a voler andarci in mezzo, nuotandoci dentro, per capirlo ancora piu' profondamente.

Come con un nemico, per imparare a pensare come lui, a respirare come lui, a muoversi come lui - per prevederne le mosse. Ma a volte quello che accade è che il nemico diventa noi, noi il nemico, e forse resta il fatto che non c'e' più nulla per combattere... Il dolore è sempre stata una parte di noi, che dopo un viaggio infinito riscopriamo di poter amare, e forse, quanto più grande è questo dolore, tanto più grande è la chiamata ad amare, e tanto più grande la sorpresa alla fine del viaggio.

Così alla fine non serve nemmeno togliere la spina, era solo un cartello di indicazione stradale - passato il quale possiamo semplicemente lasciarcelo alle spalle per goderci il nuovo mondo in cui arriviamo stremati, prima del prossimo viaggio.












venerdì 8 aprile 2011

la ricchezza di lasciare

Diventiamo grandi lottando per tenere ciò che abbiamo lasciato. Riuscendo a tenerlo, a difenderlo, a curarlo, a farlo crescere.

Altre volte, diventiamo grandi lasciando qualcosa.

E più era prezioso per noi ciò che avevamo, più è la grandezza che resta in noi lasciandolo.

Forse la ricchezza suprema è accettare la morte della propria vita istante per istante come dicono i maestri spirituali.

Più vicino all'esperienza di tutti i giorni, è la rinuncia a cose piccole che ci regala la maggiore grandezza.

La rinuncia a qualcosa che ci dava sicurezza ci rende coraggiosi.
La rinuncia a voler essere amati ci rende la possibilità di amare prima di tutto.
La rinuncia a essere per forza sempre buoni ci rende la possibilità di vedere la nostra cattiveria.
La rinuncia alle illusioni ci rende lucidi.
La rinuncia ai genitori perfetti ci rende umili.
La rinuncia a volere dei genitori più forti ci permette di accettare la nostra debolezza e quella degli altri.

La rinuncia all'ideale sociale del successo ci regala il successo umano.

Il video che allego al titolo (cliccandoci sopra), illustra la solitudine della rinuncia. 

Voglio pensare che questo film che lì finisce poi può continuare in un altro capitolo, dopo che la solitudine più forte - la solitudine di essere ciò che siamo - è stata vista, vissuta, accettata.
 
Da lì in poi si può cominciare, su livello più umano.





 

mercoledì 6 aprile 2011

Problemi che amano altri problemi

Le persone problematiche trovano sempre qualcuno problematico quanto o più di loro: il fatto che qualcuno  apparentemente aiuti e l'altro sia aiutato spesso non definisce chi funzioni meglio.
Sono solo problematiche che si incastrano.

Forse nell'altro vogliamo redimere le parti nostre distorte, la nostra solitudine, la nostra incapacità di farci voler bene o di voler bene? Riconosciamo nell'altro una solitudine che vedere in noi è troppo per la nostra forza? C'è un pathos che conosciamo e che ci attrae morbosamente? Che sostituisce in un falso surrogato la vita serena a cui potremo aspirare e che potremmo vivere con semplicità?

L'altro è semplicemente il nostro destino che si compie in una relazione che ci riporta sempre e soltanto a noi stessi?

L'altro è sempre e solo la porta verso di noi?

L'amore che proviamo alla fine redime tutte queste convinzioni e questi errori?

L'amore che proviamo, e il dolore che ne consegue per gettare il cuore tra i rovi, non è alla fine l'unico modo per tornare a guardare dentro di noi?

Sarebbe possibile questo viaggio se seguissimo solo i saggi consigli della testa?

Che ne sarebbe della nostra vita? Sarebbe vissuta ugualmente?

Alla fine conta sempre e solo questo: qualsiasi sia la strada, va vissuto ogni passo con attenzione, lentamente.

La verità è in ogni singolo passo, all'inizio ha un volume basso, poi cresce sempre di più.
E diventa assordante per i più sordi.

E anche questa è una lezione.

Vite che passano

(Clicca sul titolo)


Ci sono persone che non lasciano nulla.
Non lasciano figli.
Non lasciano belle azioni.
Non lasciano carriere da ammirare, o gesta da imitare.
Non lasciano nemmeno pallidi ricordi in chi le ha conosciute.

Non hanno nemmeno pensieri profondi, nè profondo sentire.
E forse non hanno mai nemmeno provato a cambiare.
Forse non si sono mai nemmeno accorti che si può almeno provare.

Sono fantasmi che passano tra le pieghe della vita.

Forse la loro vita ha senso meno di quello di altri più fortunati?
Per l'Universo la loro vita ha avuto meno senso?
O sarà forse che per l'Universo siamo tutti importanti, per motivi misteriosi che non sappiamo?

Credo che nella prossima meditazione possiamo abbracciare anche loro.
Assieme a quello che ha troppo, a quello che non gli serve nulla, a colui che non ci può vedere.

Diamo il posto a tutti in questo abbraccio.

Anche perchè non sappiamo se un giorno non avremo noi bisogno di questo.