domenica 10 aprile 2011

Le gare e chi non le fa

Alcuni dicono: "io non ho mai vissuto, meglio vivere e sbagliare che stare fermi come ho fatto io" - o una cosa del genere.

Forse dovremmo avere più rispetto per le nostre ferite. Forse ci siamo rotti la schiena che non avevamo nemmeno iniziato la gara. E' stato un incidente, un evento fortuito, ma non siamo potuti arrivare ai blocchi di partenza.

O forse le botte sono state cosi' forti fin dall'inizio che ne avevamo abbastanza per tutta la vita.

Che cosa importa se quei dolori arrivano a 5, a 20, a 50 anni.

Arrivano e dobbiamo solo lavorarci su, in un modo o nell'altro.

Perciò mi verrebbe da dire, guardiamo a quel bambino, a quella bambina che siamo stati e diciamo a lei, a lui: ti abbraccio anche nella tua volontà di non vivere altro dolore, perchè anche lì c'è saggezza - perchè, anche se ancora tu che sei così piccolo, o piccola da non saperlo chiaramente in fondo lo sai che devi avere il tempo di guarire quel dolore negli anni che verranno, senza che se aggiunga altro.



Alla fin fine, così come non sappiamo dove finirà la nostra vita, non possiamo sapere dove abbiamo iniziato a soffrire.


Anche in questo dobbiamo essere umili e aprirci alle cose per come sono. Anche se assurde.



1 commento:

  1. Questo è proprio un bel pensiero, cambia il modo di vedere e comprendere tante cose... mi fa bene!

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