domenica 28 novembre 2010

Il pesante destino dei figli e delle figlie speciali

Ci sono persone che hanno la sfortuna di essere figli o figlie speciali per il proprio genitore.

Oggetto di un amore che non lascia spazio all'amore di altre persone, che lascia nella solitudine.

Un figlio speciale non sente il legame con le donne perchè è legato alla propria madre, non sente nemmeno il bisogno di un'altra donna nè permette a questa donna di avvicinarsi alla sua vita.

Deve rimanere libero per sua madre che forse conta su di lui per sopravvivere emotivamente.

Se si innamora di una donna, sarà una donna inadeguata a un rapporto duraturo, se una donna adeguata si innamora di lui, lui se ne stancherà presto.

Il bisogno emotivo della donna si esaurisce in una serie di tradimenti e storie senza storia che coprono la solitudine che attanaglia un cuore inascoltato.

Il cuore porterebbe al tradimento della famiglia, della madre per legarsi ad una donna.

Forse la liberazione da questo amore che copre ogni altro amore è segnato da un senso di solitudine che attanaglia l'anima, toglie il sonno, la felicità.

Credo che passare da un livello d vita ad uno più elevato ci voglia disperazione.

Fino a quando uno è soddisfatto della vita che fa non ha l'energia nè la voglia di cambiare.

Non ha il fuoco sacro del cambiamento in sè.

E questo tipo di uomo parla con poco rispetto delle donne che ha avuto.

E dato che la storia tende a ripetersi salvo traumi o miracoli, la donna che verrà finirà nello stesso museo delle cere.

Naturalmente lo stesso vale per le figlie speciali.

Da un certo punto di vista quindi, non è tanto il carattere di un uomo il suo destino, quanto la famiglia dove nasce...

Per certi versi, pregare per essere liberi forse è l'unica soluzione.

Forse preghiamo poco perchè siamo poco disperati, e siamo poco disperati perchè non abbiamo bisogni profondi.

I nostri bisogni durano un secondo, un giorno, una settimana e possono essere facilmente appagati. E se qualcosa non può essere appagato viene soffocato.

Così diventare umani comporta conoscere e gestire il nostro senso di solitudine e di bisogno, a volte disperato, dell'altro.

Essere disperati, riconoscere di esserlo è un bel passo in avanti per gli eterni felici.

Soprattutto per i figli e le figlie speciali.

In certe cose c'è poco da ridere...

Alessandro D'Orlando

mercoledì 10 novembre 2010

Il difficile della guarigione

La guarigione dell'anima non è legata a difficoltà tecniche particolari.
Non ci sono barriere oscure da superare.
E' di per sè semplice.

L'unica vera difficoltà è che guarendo ricominciamo ad andare indietro nel tempo, attraverso i nostri errori, e ancora più indietro, agli errori che altri fecero con noi, e ancora più indietro, a quei primi momenti della nostra vita in cui guardavamo il mondo con innocenza, spettatori di giochi troppo difficili da capire ancora...

... e in quel viaggio bisogna reggere a sofferenze sempre più grandi, sempre più profonde, sempre più nascoste nel tempo e in relazioni con persone con cui non è più possibile parlare...

... morte, o sparite, o scappate...

E' un viaggio nella solitudine, in un universo che è solo nostro, solo nel nostro cuore, al buio, nella terra, nascosto...

E' un viaggio iniziatico.

E' un viaggio per pochi.

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lunedì 8 novembre 2010

Cambiare le situazioni da dentro

L'automatismo che abbiamo è quello di modificare le situazioni da fuori.
Fare o non fare una certa azione, andare o non andare da qualche parte, ecc.

Il risultato spesso è che ci troviamo impigliati nella stessa situazione di prima: cambiano nomi e situazioni ma il copione resta lo stesso.

A quel punto l'unica soluzione è guardare dentro di sè e trovare in sè la felicità che si cerca fuori.

Esistono due tipi di felicità: quella incondizionata della meditazione, che guarisce progressivamente i lati oscuri in noi, ed esiste la felicità del sapere che ciò che desideriamo - salute, felicità, una famiglia, un lavoro - è già nostro.

Non importa se in questa vita o meno, ma è già nostro e ne possiamo anticipare un pò le buone sensazioni e il piacere nell'anima.

Ancorato questo stato, possiamo tornare nella vita di ogni giorno e fare ciò che riteniamo opportuno.

Le azioni che nascono dalla gioia portano alla gioia.
Quelle che nascono dalla disperazione portano alla disperazione.

Per questo credo che nel vangelo sia scritto: "A chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".

La vita ci toglie le cose - lessi una volta su un libro di Paramhansa Yogananda - perchè noi le cerchiamo dove le abbiamo sempre avute: dentro di noi.

Meditando, respirando.

A.

giovedì 4 novembre 2010

La vita, quando entra

Ci sono momenti nella vita in cui aumenta l'energia vitale senza poterci fare nulla per domarla.

Irrompe nel sonno, nelle relazioni, nell'ordine costituito.

Porta scompiglio nel presente e nei piani futuri e non c'è modo per rimettere le cose a posto: è come se tutto crollasse improvvisamente.

In quei momenti di solito si cerca qualcosa che riporti allo status quo... Alcol, passatempi, chiaccherate...

Credo invece che in quei momenti le porte dell'anima siano più aperte che mai: è da quella porta che soffia un vento foriero di caos e disordine. E' verso quella porta che bisogna volgersi, tenendosi una mano sugli occhi per continuare a vedere controcorrente.

In quei momenti la meditazione è più intensa e la vita stessa diventa meditazione (come sempre lo è, solo più in profondità di solito). Tutto, ogni istante, è vissuto con consapevolezza estrema: alzarsi, fare colazione, vivere la vita di ogni giorno... Tutto va rivisto, forse riprogettato, dentro e fuori... Tutto diventa oggetto di una rinnovata intenzionalità.

Fiducia nella vita, atteggiamento positivo, pazienza, ascolto, solitudine: per chi ce la fa, è come aumentare l'energia interiore... Quello che succede dopo di solito è inaspettato, è nuovo, è la vita stessa che torna tra le cose senza più vita del passato.

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lunedì 1 novembre 2010

L'importanza di meditare

La meditazione è tutto.

Senza meditazione, indipendentemente dalla tecnica usata, la mente è zoppa.

Imparare a meditare e trovare sempre più tempo da dedicarvi è di importanza fondamentale.

Meditare 2' al giorno è già qualcosa, e con il tempo porta a desiderare di meditare ancora di più, fino ai ritiri spirituali.

L'attenzione al respiro è uno strumento potente e raffinato di meditazione e dalla pratica poi si può decidere di passare a qualsiasi altra tecnica di meditazione, non ha controindicazioni e può essere usato da chiunque.

Praticare l'attenzione al respiro guidando (per riprendere un precedente articolo) è fattibile e porta a guidare con meno stress e con più resistenza.
Più precisamente: qualsiasi azione viene potenziata attraverso l'attenzione al respiro.

Tutto quello che accade dopo è affare personale e non vale la pena parlarne granchè...

L'obiettivo alla fin fine è risiedere nel naturale stato meditativo della mente, dargli spazio nella vita di tutti i giorni e farsi sorprendere da cosa accade nel frattempo.

- Forse questa crisi mondiale porterà ancora più persone a rinunciare a desiderare troppe cose materiali (che tanto si allontanano progressivamente dalle possibilità dei più) per cercare un senso nella vita guardandosi dentro - .

Credo che la meditazione sia una buona via.
Trasversale a tutte le culture, a tutte le religioni, a tutti i credo e a tutti i tempi.

Innestare poi la meditazione all'interno del proprio credo, soprattutto guardando alle esperienze dei mistici e di chi ha vissuto questo cammino, è altrettanto importante.

Buone meditazioni (e letture in merito) allora

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