lunedì 29 marzo 2010

La rabbia lega (e frega)

Se ti arrabbi contro qualcuno o qualche cosa, ti leghi a quel qualcuno o a quella cosa.

Cosa accade alla tua rabbia se invece immagini di inchinarti davanti a ciò che ti fa arrabbiare, come ti inchineresti davanti al Destino o davanti alla Vita e al suo inesplorabile volere...?

Cosa accade se cancelli ciò che vedi e resti al buio solo con il tuo stato d'animo, con la rabbia e ciò che la tua rabbia copre (angoscia, dolore, solitudine)?... Forse scopriresti che avevi già conosciuto in passato quello stato d'animo e che non avevi risolto nemmeno allora quel dolore e la rabbia contro la causa di quel dolore...

Cosa accade se vedi ciò che ti fa soffrire come la fonte dell'occasione di vedere e finalmente porre fine a quella eterna sofferenza che ti porti dietro e che ritorna con la scusa di quel torto e di quella apparente ingiustizia?

Cosa accade se pensi alle persone peggiori che hai conosciuto, che si arrabbiavano per cose che gli capitavano anche se non avevano alcun motivo per lamentarsi dell'inconveniente... ?

Forse alla fine siamo davvero i responsabili del nostro destino, e ciò che ci capita è lì solo per essere finalmente visto ed onorato... liberato dal nostro giudizio, e noi finalmente da loro...

Inganni, tradimenti, ingiustizie... terribili maestri per imparare a lasciare veramente alle spalle ciò che è pesante e difficile, attraverso la gratitudine, il dimenticare, l'umiltà...

Alessandro D'Orlando

domenica 21 marzo 2010

Mine vaganti

Nel film verso la fine si dice "Le mine vaganti servono a questo, a portare disordine, perchè poi qualcuno metta le cose in posti dove nessuno le avrebbe mai messe".

Ho pensato a tutte le situazioni in cui capita di incontrare qualcuno che dice troppo, o troppo poco, che dice bugie a volte anche a se stesso, con cui ci siamo coinvolti troppo, a cui abbiamo permesso di portare disordine dentro di noi e la nostra vita, che ci mette davanti a sfide davanti alle quali perdiamo tutto.

Ho rivisto i visi delle persone, e mi sono chiesto come sarebbe poterle vedere che ballano sorridendo tra di loro e a noi- un pò come nel film di Ozpetek -, mentre ballano con chi hanno amato al posto nostro, prima di noi, o dopo di noi, o mentre stavano con noi.

Come sarebbe poterle vedere mentre cadono completamente le bugie, la questione di chi ha avuto chi, di chi sta con chi, di chi ama chi, di chi vivrà con chi, di chi ha detto che cosa o chi ha fatto o non ha fatto cosa.

Guardare tutto questo dalla solitudine della propria anima immortale, come si possono guardare bellissimi fiori che durano un giorno.

Ci pensavo e immaginavo e sentivo che era una buona immagine. Mi dava la sensazione che abbiamo tutto il tempo di sistemare le cose in disordine, per apprezzare la bellezza delle cose che non durano, per capire come andare oltre ciò che siamo per fare posto a ciò che non vogliamo. Verso qualcosa di nuovo e ancora più profondo.

Alessandro D'Orlando

sabato 20 marzo 2010

Odiarsi è più facile

Volersi bene non è semplice.

Implica diverse capacità e diverse risorse: tempo per stare soli con sè stessi, voglia di trattarsi bene, capacità di ascoltarsi e di capire quando c'è qualcosa che non va, capacità di pensare a delle soluzioni e di applicarle, fiducia nelle proprie forze di farcela o comunque nella vita che in qualche modo tutto va per il meglio.

Implica la capacità di non mettersi sopra gli altri per non cadere poi, nè quella di mettersi sotto per non essere schiacciati.

Implica la capacità di vivere ogni giorno come una sfida e la possibilità di dare il meglio di sè stessi, e di capire cosa è il meglio e cosa è il peggio di sè stessi, implica la capacità di reggere al vuoto che resta dopo aver rinunciato a qualcosa.

Implica tanto.

Per questo credo che la maggior parte si odi e faccia cose che vanno contro il proprio benessere.

Odiarsi è più facile.

Alessandro D'Orlando

venerdì 19 marzo 2010

L'importanza della benevolenza

Ad un certo punto si può guardare indietro ad una persona che ci ha ferito con benevolenza.

Se lo facciamo fin dall'inizio della ferita si tratta probabilmente di una difesa.

Se ci riusciamo dopo aver attraversato le fasi dell'indifferenza, della rabbia, del dolore, della paura di quanto si è attraversato, allora probabilmente è una conquista dell'anima.

Dalla benevolenza in poi siamo liberi dalla ferita e dalle sue conseguenze (ma possiamo anche ricadere nella paura, e più indietro nel dolore, e più giù nella rabbia fino al duro pavimento dell'indifferenza.... - ci sta, è nell'ordine delle cose, ma camminare a gattoni dopo aver imparato a camminare non è che temporaneo).

Possiamo però essere benevolenti fin dall'inizio con tutte le persone che incontriamo, con tutte le situazioni che viviamo.

E' una sorta di vaccinazione dalla delusione, dalle aspettative...
é una carezza che portiamo al mondo e agli altri,
è una predispozione che porta luce nelle relazioni e dove andiamo...

Vivere nella benevolenza dà una bella, gran bella sensazione.
Come sempre è una questione di scelte e sapere cosa si vuole, e esercitare la propria volontà.

Alessandro D'Orlando

mercoledì 17 marzo 2010

Trasformare uno stato interno

Ci sono due modi per trasformare uno stato interno ed entrambi partono da una posizione comune: la posizione di chi osserva con calma ciò che succede.

Per osservare con calma ci vuole uno spazio interno in cui sentirsi al sicuro, la mente libera da pensieri urgenti, una certa positività (la sensazione che comunque qualcosa viene fuori), un certo tempo a propria disposizione (il tempo di una passeggiata, per stare sul letto senza urgenza di dormire, per riposare in auto tra un impegno e l'altro...).

Poi si può:
1) lasciare che qualcosa emerga;
2) creare uno stato interno di segno opposto attraverso la lettura di qualcosa di specifico, una creazione mentale di immagini e/o dialoghi interiori appropriati.
(ad esempio in uno stato di scoraggiamento creo immagini di ciò che voglio e di come sto mentre lo ottengo).

La seconda soluzione è più sempice della prima, più immediata e applicabile ma più limitata nella portata del cambiamento: di fatto vado dove scelgo di andare.

La prima soluzione è più complessa, richiede molta più presenza mentale, la capacità ad esempio di stare semplicemente in ascolto del proprio respiro, di stare nel vuoto e porta a fare il passo successivo sotto la guida di uno stato transpersonale.

Credo che vadano usate entrambe: la soluzione al punto 1) porta al cambiamento iù radicale.
Quella al punto 2) alla stabilità e alla sicurezza.

Buoni esperimenti

Alessandro D'Orlando

martedì 9 marzo 2010

Invictus - ossia dipende dal punto di vista...

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

Questa poesia, che è descritta all'indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Invictus_%28poesia%29, descrive lo stato in cui in certi momento ci si può trovare mentre si guarda alla propria vita senza nessuno che possa raggiungerci nel pozzo in cuii ci possiamo sentire.

In quei momenti, in fondo al pozzo, si può avere la sensazione di essere davanti a qualcosa di grandioso, qualcosa di forte, potente e temibile... Potrebbe essere la disperazione, la solitudine, l'angoscia - o potrebbe essere la sensazione della propria forza, la sensazione meravigliosa della propria terribile forza...

Dipende dai punti di vista.

Alessandro D'Orlando

mercoledì 3 marzo 2010

La donna, l’uomo che non puoi avere

Capita di innamorarsi di qualcuno che è impegnato.

Se si è sfortunati, si è corrisposti.

Allora inizia il calvario.

Da bella, la situazione si fa stressante.

Allora viene da pensare che con il tempo passerà e sarà migliore solo vivendo il tutto alla luce del sole.

Se poi la luce arriva, la guerra di chi ha perso tanto per la nuova storia inizia: il nuovo partner è il nemico, la causa della propria cattiva coscienza, il carnefice, o solo il bene da pagare per la colpa che si porta.

Oppure chi aveva due partner (nascosto e ufficiale), si ritrova di nuovo con uno solo e ricomincia a soffrire perchè il suo benessere dipende da due persone e mai da uno solo (troppo rischioso e impegnativo, nonchè impossibile, specie se uno deve fare il genitore e l'altro il partner - queste due figure mai coesisteranno nella stessa persona).

Così la storia parte zoppicando.

Anche l'altro partner vive con colpa la felicità a spese di chi è stato lasciato.

Tutto congiura per la fine della storia.

Alla fine chi ha lasciato può perdere il vecchio amore e quello nuovo.
Chi viene lasciato perde anch'egli, chi aveva ottenuto qualcosa lo torna a perdere.
Perdono tutti.
O è molto facile che finisca così.

Se sei pronto, pronta a perdere tutto fatti avanti.
E chiediti anche se ti affascina l'amore, o il perdere tutto.

Ma in fondo, anche nel perdere tutto ci può essere un grande insegnamento.

Come anche iniziare un amore nella sofferenza.
(Chi riesce a vivere nella colpa mescolata all'amore, può sopravvivere, forse).

Come sempre si impara sempre, ovunque.

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