giovedì 31 dicembre 2009

fidati solo di chi ti dice di sì

Se dici a qualcuno che lui è in una certa maniera in certe occasioni, che si comporta così, e che hai la fantasia che lui abbia questo tratto di carattere, e lui senza arrabbiarsi ti dice che...

si, può essere,

che ci penserà, che vuole saperne di più, che ti chiede cosa intendi dire,

allora di quella persona ti puoi fidare.

Se invece si arrabbia con te,

allora sai che hai davanti una persona che non è completamente trasparente e onesta.

E tienila a distanza di sicurezza, la tua distanza.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Ambizioni

Quel che devi pagare lo pagherai comunque.

La vita torna tutto con gli interessi.

Ma con quel che resta mentre paghi i tuoi debiti crea il mondo che desideri e che ti libera dai debiti e che ti rende ancora più ricco.

Non serve a niente pensare ai debiti, a meno che non vuoi che crescano.

Serve pensarci solo per non farli più e per diventare più intelligente nella gestione delle tue risorse.

E soprattutto pensa a come diventare più ricco.

A

Antidoti ai sintomi psicologici

L'ispirazione è l'antidoto alla disperazione,

La pazienza all'impotenza,

La benevolenza alla gelosia,

L'accettazione del dolore al narcisismo,

Avere uno scopo alla rassegnazione,

Avere degli obiettivi al senso di smarrimento,

Lo scrivere alla confusione,

Il condividere al senso di essere inutili.

Qualsiasi sia lo stato in cui ti trovi a soffrire, permetti alla tua anima di suggerirti un antidoto e poi applicalo con coscienziosità e costanza.

Fa bene come quando prendi una medicina.

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martedì 29 dicembre 2009

Storie d'amore: l'essenziale è invisibile agli occhi.

Come insegnano le costellazioni familiari, non serve guardare fuori per capire cosa sta facendo la persona con cui stai.

Basta che ti ascolti dentro.

Dentro succede quello che è veramente importante.

"L'essenziale è invisibile agli occhi" diceva la volpe al Piccolo Principe.

Puoi capire se la persona con cui stai guarda a te, o oltre a te, o a fianco a te, o se ti dà la schiena.

Puoi capire se cerchi di trattenerla, o se cerchi di allontanarla.
Se l'altra ti vuole trattenere o ti vuole allontanare.

Puoi capire se l'altra ti prende o invece ti respinge.

E tutto questo aldilà di ciò che tu dici, o che ti viene detto, o promesso.

Puoi capire se stai cercando di forzare le cose per vivere ciò che vuoi vivere aldilà della persona che hai davanti, o aldilà della realtà e di ciò che è.

Oggi, chiudendo gli occhi e ascoltando, con umiltà e accogliendo la lezione, ho imparato qualcosa,

con un senso di liberazione.

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lunedì 28 dicembre 2009

John Demartini

Nei suoi libri parla di 4 forze che permettono di trasformare la propria vita positivamente: l'amore, la gratitudine, l'entusiasmo e l'ispirazione.

Oggi riflettevo sul fatto che l'entusiasmo potrebbe appartenere all'essenza, mentre l'esaltazione per il successo all'ego, e così l'ispirazione appartiene all'essenza mentre vivere per obiettivi all'ego.

La gratidudine appartiene all'essenza ed è un ottimo modo per lasciare indietro i dolori e trasformarli. Il mandare a quel paese chi ci ha ferito appartiene invece all'ego e alla fine ci si attura addosso quanto si vuole lasciare indietro.

L'amore è invece un ottimo modo per integrare quanto ci addolora, mentre il dimenticare appartiene all'ego e perchè prima o poi ritroveremo quanto abbiamo voluto celare nel passato.

Da oggi terrò bene in mente queste 4 forze: penso che siamo molto potenti.

AD

sabato 26 dicembre 2009

Dalla mia amica graziella, ricevo e posto...

Care amiche, cari amici,


non è mai troppo tardi per accorgersi del valore della vita, e delle cose che abbiamo. A volte ce ne accorgiamo solo se veniamo colpiti da una grava malattia o qualcuno vicino a noi si ammala gravemente o se ne va dall'altra parte.
Dire grazie ci apre alla prosperità, alla abbondanza, alla salute e e fa fluire l'amore nella nostra vita. E' come se si aprisse una porta sull'Universo e potessimo accedere a tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Dire grazie ci fa sentire, almeno per un attimo, più umili e a riconoscere che c'è qualcosa di più grande di noi, che lavora per noi, per il nostro benessere, per la nostra evoluzione spirituale, per far fluire l'amore dove si è bloccato.






Un giorno, un Uomo, un francese, viene attirato da un sasso che si trovava sul suo cammino, lo raccoglie, lo guarda, non è nè brutto nè bello è un sasso come milioni di altri. Ma lui sente che quel sasso si era fatto riconoscere, proprio da lui, e così lo mette nella tasca dei pantaloni.
Dopo qualche tempo infilando la mano nei pantaloni si accorge del sasso e ringrazia per la bella giornata, poi ogni volta che infila la mano in tasca ringrazia per qualche cosa che ha nella sua vita. Più il tempo passa più lui si accorge che questo semplice gesto porta via via più abbondanza, più prosperità e più gioia nella sua vita e così lo chiama il "Sasso della gratitudine".
Un giorno lo viene a trovare un suo amico brasiliano che aveva una figlia affetta da una gravissima malattia, considerata dalla medicina una malattia incurabile. L'uomo è disperato e si confida con l'amico francese. L'amico gli fa vedere il suo sasso e allora l'uomo lo prega di trovarne uno adatto a lui e alla sua amata figliola.
L'uomo riparte per il Brasile con il sasso in tasca e appena giunto a casa lo porta subito alla figlia morente.
La figlia dopo poco guarisce e la storia si diffonde talmente che il padre raccoglie sassi che distribuisce a 10 dollari l'uno, e con il ricavato fonda un istituto di ricerca scientifica per guarire della malattia che aveva colpito la figlia.


Questa storia mi ha molto toccata e mesi fa, trovandomi sul Gargano a Mattinata, nella sua splendida baia ho raccolto tanti sassi. La sera a cena, invitata a casa di amici, ho messo per ognuno di loro un sasso come segnaposto sulla tavola, scrivendoci sopra "Grazie".
Qualche giorno dopo la figlia della padrona di casa che era in stato interessante di alcuni mesi rischia l'aborto spontaneo. La madre corre a casa e le porta il sasso della gratitudine che aveva ricevuto in dono qualche sera prima.
Anche in questo caso un vero miracolo, la figlia si è ripresa e il bimbo è nato regolarmente dopo nove mesi.




TANTI AUGURI A TUTTI


graziella

martedì 22 dicembre 2009

E' normale drogarsi

é normale cercare l'intensità.

L'intensità acceca, possiede, ci permette di trascendere noi stessi e di perderci.

L'intensità annulla la fatica di vivere.

L'intensità annulla per un momento le prigioni dell'ego.

Sesso, innamoramento, successo, denaro, potere, cocaina, droghe in genere.

Ci si dimentica da sè stessi per un attimo.

Poi si ritorna a sè stessi.

Tantro più poveri tanto più siamo stati "fuori".
Fare una cosa per dimenticarsi, fare una cosa per dimenticare...
Ecco un ottimo modo per rinforzarlo bene.

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lunedì 21 dicembre 2009

Troppo facile cambiare le cose

Cambiare è facile.

é molto più facile che guardare a ciò che è.

Guardare a ciò che è è facile ma non semplice. Basta stare a vedere, percepire, ascoltare quello che ti angoscia mentre non fai nulla.

Se non riesci a dormire non fare nulla.

Se non sai cosa fare non fare nulla.

Se non sai cosa pensare non pensare a nulla.

Se non sai cosa dire non dire nulla.

Resta senza fare niente.

Qualcosa poi accade.

Qualcosa che non avevi previsto.

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sabato 19 dicembre 2009

L'immagine sopra il cuore

Nelle maggior parte delle coppie si tradisce per cercare l'amore che appaga, quello leggero, quello romantico, quello mai vissuto, quello che appaga e riempie.

Oppure si tradisce per rabbia o vendetta.

O semplicemente per noia.

E poi c'è il tradimento concordato nella coppia aperta.

La coppia è semplicemente qualcosa che fa acqua da tutte le parti.

E funziona solo se viene vissuta come una esperienza spirituale.
Il partner è una esperienza spirituale.
Lo sono i bambini.
Lo è la noia.
Lo è il rancore.
Lo è la freddezza che ci si dimostra, e il male che ci si fa.

Non è romantico,
non è bello,
non è dolce,

è solo pura attenzione e ciò che si vive.

é solo amore.

AD

venerdì 18 dicembre 2009

Per lasciare il passato

Oggi sto ringraziando,

le persone che mi hanno tradito per avermi insegnato la fedeltà,

le persone che mi hanno mentito per avermi insegnato a dire la verità,

le persone confuse perchè mi hanno insegnato il valore della chiarezza,

le persone che mi hanno abbandonato perchè mi hanno insegnato il valore della presenza,

le persone sconnesse dal cuore perchè mi hanno insegnato l'immenso valore della consapevolezza,

le persone che mi hanno tolto qualcosa di prezioso perchè mi hanno insegnato
l'impermanenza di tutto e il valore del non attaccamento,

le ringrazio perchè mi hanno fatto capire che cosa si prova davanti alla durezza di chi si ama,

le ringrazio perchè mi hanno insegnato che condannare significa legarsi e ripetere gli stessi errori che si condannano, o ritravarli ancora e ancora nelle persone che si incontrano,

le ringrazio perchè mi hanno fatto da specchio,

e perchè mi hanno insegnato a ringraziare.

Forse quello che si perde non torna più,

Ma quello che resta è la fragranza, la bellezza della gratitudine.

Buona serata

AD

domenica 13 dicembre 2009

Quello che non passa mai

Se sei in un rapporto dove ogni giorno hai la sensazione che se non fai qualcosa per tenere vicino la persona che ami questa se ne va,

se questa persona ti attacca continuamente e non sai come fare per fare una cosa che sia giusta ai suoi occhi,

se questa persona ti minaccia continuamente di andarsene ma poi torna, ma non sa fino a quando,

se temi di perderla e ti pieghi davanti a lei perchè non succeda,

chiediti chi era qual bambino o quella bambina che facevano la stessa cosa tanti, tanti anni fa: chi era che andava e veniva, chi attaccava e poi amava e poi tornava ad attaccare? Chi cambiava faccia ogni pochi secondi? Chi dava dolore e amore nello stesso tempo? Davanti a chi facevi finta di stare bene o ti annullavi per non sconvolgere delicati equilibri?

Allora togli lo sguardo dalla persona del presente che ti uccide di nostalgia, dolore, gelosia, pausa di essere abbandonata,

lascia che la sua immagine vada sullo sfondo,

guarda a quel fratello, a quella sorella, a quella madre o quel padre che facevano lo stesso,

e lascia andare loro e la loro durezza,

e lascia andare la persona che ami e la sua durezza.

Chi era nel passato rimarrà per sempre nel tuo passato, a illuminarlo se lo vuoi, o per essere dimenticato se lo vuoi,

chi è nel presente, ecco, quello puoi sceglierlo.

Se ci credi

Alessandro D'Orlando

mercoledì 9 dicembre 2009

La scala della nevrosi

Nella relazione con gli altri possiamo conseiderare che esistono divers livelli di salute.

Al primo livello esistono persone che esistono solo nel carattere: sono pericolose e ci si deve proteggere. Hanno una completa cecità rispetto al mondo interno, hanno un completo desiderio di benessere, cambiano faccia non appena tocchi il loro dolore.
L'unica azione giusta è scappare.

Al secondo livello stanno i nevrotici: essi hanno bisogno di essere contenuti. Non sono pericolosi e vanno contenuti con l'autorità, le regole, il mettere dei limiti.
Se non rispettano i limiti allora anche qui è meglio scappare più che contenere.

Al terzo livello esistono le persone normali di ogni giorno: con esse ci si può relazionare senza grossi sforzi.

Infine ci sono persone di solo cuore: da esse ci si può far guidare.

Un errore comune per chi procede nella via dello sviluppo personale, è farsi impegolare in situazioni dove si riesce a vedere il cuore dell'altro - data la profondità della visione -, ma si sopravvaluta la propria capacità di relazionarsi con quel cuore, si sopravvalutano i propri strumenti e le proprie capacità.

é un peccato di arroganza che si sconta con grandi sofferenze personali.

Dopo queste sofferenze si può imparare a rispettare la chiusura dell'altro, si può avere la giusta distanza e lasciare l'altro nel suo inferno.

E procedere nella via della guarigione dal carattere.

Alessandro D'Orlando

lunedì 7 dicembre 2009

Il vuoto dentro

Stare soli espone a un vuoto,

Un vuoto che contiene tutti i ricordi,

E peggio dei ricordi le situazioni che non si sono chiuse e che forse non si chiuderanno mai,

e oltre ai ricordi e alle situazioni c'è l'infinito spazio del non senso delle cose

e quel vuoto è amplificato dalle persone che mancano,

e dal non sapere come fare a stargli vicino,

è quel vuoto che tiene svegli di notte,

e che spinge a correre e a vivere esperienze: per non caderci dentro.

Ma sai che prima o poi ti raggiungerà.

Poi girarti e aspettarlo a braccia aperte?

Puoi farlo un pò ogni giorno,

puoi farlo un pò ogni notte?

Puoi dargli un pò di spazio nella tua vita?

Cosa succede se lo fai?

Può essere che alla fine, sia solo un bambino che piange?

Piccolo, molto piccolo, piccolo di poche settimane?
Infinitamente debole ma già infinitamente sensibile?

Riesci a reggere questa debolezza, e questa sensibilità contemporaneamente così come ha fatto lui prima di diventare l'essere duro che sei ora?

Alessandro D'Orlando

Il limite della vita

Ci deve essere un limite a tutto:
ai sensi di colpa;
alla vergogna;
alla felicità;
all'entusiasmo;
al dolore;
alla gioia;
al piacere;
alla nostalgia;
al pianto e al rimpianto;
all'odio e alla rabbia;

E anche all'amore.

L'eccesso distrugge la salute e fermarsi quando l'energia è troppa può essere una necessità vitale.

Come nello Yoga, in cui si dice che per canalizzare l'energia in misura sempre più consistente serve pratica e pazienza;

come nel Cristianesimo, dove la visione del divino va dosata perchè ha in sè tanto amore che può essere difficile da reggere;

come accade quando si respira, in cui la visione dell'amore fa crollare il cuore e le sue chiusure dal pianto: e fa tanto, tanto male.

Un giorno forse riusciremo a sentire completamente la vita per come è: fino a quel momento dobbiamo accettare le nostre chiusure, le nostre rigidità, le nostre dissociazioni, i nostri no, le nostre debolezze e le nostre bassezze.

Sono solo un modo per controllare il dolore e la paura di esistere.

Per dare un limite a ciò che percepiamo vivendo.

Per avere la percezione di un senso e di un confine davanti allo spaventoso infinito della vita.

Alessandro D'Orlando

sabato 5 dicembre 2009

L'arte di mangiare sterco

Non è facile mangiare sterco in una relazione.

Alle volte è necessario, se sai di avere sbagliato, o se sai che l'altro ha bisogno di sfogarsi.

Alle volte è terapeutico mangiare sterco perchè insegna a mettere da parte l'ego.

Non è facile tuttavia.

Richiede un'arte sottile e difficile: quella di vedere nella stupidità dell'altro la propria stupidità.

E' difficile, molto difficile: i più crollano in questo compito. Cadono in depressione, o abbandonano il campo prima della fine della partita, verso situazione più leggere e inutili.

Solo se mangi sterco con tranquillità, come se fosse buono - perchè così è: è buono per la crescita - puoi continuare...

Solo se aspetti di aver digerito bene prima di parlare...

La vittoria è sempre la stessa: la conoscenza di sè, la sconfitta dell'ego.

Riguardo alla relazione ... bè, .... può essere perfettamente inutile.

Alessandro D'Orlando

martedì 1 dicembre 2009

Tutto accade per imparare a sorridere

Credo che fosse Madre teresa di Calcutta quella che diceva che la giornata più sprecata è quella in cui non abbiamo mai sorriso.

Credo che avesse ragione.

Inizio a credere che tutto ci accada per imparare a sorridere di nuovo.

Hamingway nei 49 racconti, nella novella "Un posto pulito, illuminato bene", descriveva la preghiera di un cameriere che alla chisura del locale a tarda ora, nella solitudine lasciata dagli ultimi avventori, recitava la sua preghiera del Padre Nostro, sostituendo alla parola Padre la parola Nulla.

Il suo Nichilismo, per quanto attravente da certi punti di vista per il coraggio che richiede alla persona per conviverci, lo portò al suicidio alcuni anni più tardi.

Pathos, nichilismo, tragedia, dolore, fatica devono sciogliersi ad un certo punto in un sorriso di serenità e accettazione: o non sono serviti a nulla.

Il dolore e la sofferenza puliscono. Ma poi devono andarsene: o non sono serviti a nulla.

Per questo credo che a ogni nostro dolore, ogni giorno, dobbiamo dare la libertà di fiorire in un sorriso, di andarsene - e anche di ritornare se serve.

Un sorriso di saluto

Alessandro D'Orlando