mercoledì 29 settembre 2010

LO YOGA DELL'AUTOMOBILISTA

Usare il respiro circolare lento e profondo mentre si guida, soprattutto quando il traffico impone un'andatura lenta e viaggiare dietro a una lenta macchina è un obbligo, può essere ottima forma di meditazione.

Respirare lento e profondo, quindi guardare con il metodo della centrale fissazione di Bates sfocando tutto il campo visivo tranne quel punto infinitesimale che si sta guardando (ad esempio della targa dell'auto che ci precede), lasciare andare le tensioni della gabbia toracica e degli occhi assieme, espiro dopo espiro... lasciare andare le tensioni della fronte, permettere alle emozioni di andare e venire... ai pensieri di andare e venire...

E lasciare che l'auto ci porti avanti a 50 km orari, costantemente e lentamente...

Dopo circa 40' di questa pratica la mente può aprirsi lasciando a stati di coscienza particolari il tempo di affiorare, per liberarci da limitanti condizionamenti di pochi giorni o molti anni.

Provare per credere...

AD

giovedì 9 settembre 2010

Psicoterapia come stile di vita

Alcuni pensano che la psicoterapia sia costosa.

In effetti hanno ragione: io avrei comprato una casa con i soldi che ci ho speso e ci spendo ancora.

Il fatto è che non oso pensare ad un modo diverso di vivere: difficile per me pensare ad un mondo in cui l'unica scelta è essere soli o aderire a grandi gruppi di pensiero con tutte le loro rigidità.

Difficile da soli reggere al peso dell'essere sè stessi: si crolla o ci si svende al primo gruppo che offre un pò di protezione.

Solo lo sforzo costante di essere sè stessi permette libertà: ma questa libertà va guadagnata ogni giorno. Libertà dai condizionamenti familiari, culturali, scolastici, sociali, ideologici...

Da soli è difficile individuare tutte le trappole del pensiero e del sentire che ci vincolano e permettono al Sistema malato in cui viviamo di autoperpetuarsi.

E nemmeno assieme a qualcuno è semplice: ma più possibile.

Sogno così un giorno in cui la psicoterapia verrà pagata dagli interessati e anche dalle istituzioni, verrà fatta in posti belli, e verrà pubblicizzata ovunque perchè più gente possibile vi partecipi in gruppo e come singoli.

Sogno un giorno in cui si parlerà di psicoterapia alla radio, alla tv, sui giornali, e sarà un parlare sano: non vincolato a contesti fatti di omicidi, malattie, droghe e quant'altro.

Si associerà così la psicoterapia al vivere bene e meglio: e tutti si sentiranno pronti per iniziare un percorso di cambiamento.

E riconosceranno che per un tale percorso un anno o due o cinque o dieci o più sono sani e normali...

...anche perchè alla fin fine la prima psicoterapia che nessuno riconosce come tale e che tutti frequentano loro malgrado (anche e soprattutto quando le cose vanno male) dura spesso parecchi anni e costa molto più che una casa... e si chiama vita...

sabato 4 settembre 2010

La mano nella tempesta

Quando si litiga è facile vedere l'altra persona come un nemico.

Come un genitore o un fratello o sorella quando si facevano odiare con certe parole o certi comportamenti.

E reagiamo come allora come bambini e bambine.

Per evitare questo delirio, possiamo dare la mano all'altro mentre litighiamo. Almeno a tratti. Almeno posso sfiorarli le dita.

Così l'amore può fluire anche nella tempesta.

Dire parole senza amore è inutile e a volte estremamente dannoso: tanto vale allora tenersi per mano anche nel cattivo tempo.

Allora i vecchi incantesimi si rompono, i cuori possono avvicinarsi un pò di più e il litigio può diventare un modo non solo per chiarirsi (come in ogni buon litigio), ma anche per amarsi un pò di più.

Un augurio quindi di buon litigio...

giovedì 2 settembre 2010

La vita inutile

Per il Sistema attuale le persone sono un di più, qualcosa di inutile: persino la sopravvivenza è un lusso per sempre più persone...

E. Fromm diceva che dare a tutti la possibilità di mangiare, dormire, lavarsi, avere una istruzione e il minimo di abbigliamento era non solo possibile economicamente, ma anche molto vantaggioso dal punto di vista economico: meno malattie mentali, meno malattie fisiche, meno stress e meno consumo di psicofarmaci, finiti i litigi dentro le famiglie per convivenze forzate, finiti i matrimoni per necessità e il ricatto con cui lavori ripugnanti sotto il profilo morale, o senza tutele, vengono quotidianamente imposti.

Finita la criminalità, i consumi nevrotici per compensare una vita all'insegna dell'insensato impiego del tempo lavorativo.

E questa massa di persone, senza sbocchi nel sistema attuale, semplicemente per il bisogno di realizzare qualcosa, bisogno intrinseco alla natura umana, presto darebbero vita ad un Sistema alternativo, ad economie alternative, a modi di vivere basati sulla solidarietà...

Invece per vivere oggi, sempre più persone devono scegliere tra l'eroismo e l'arrendevolezza o i compromessi.

Ma forse è proprio questo il senso di ciò che la Vita ci propone sempre più spesso.

Posso, o devo, o voglio?

Dire "Voglio..." mette tensione... se pronuncia questa frase ad occhi chiusi lo puoi percepire anche nel corpo.

Dire posso è meglio, soprattutto per le cose che ci attendono le futuro e nel presente: "posso andare a destra, oppure a sinistra, o stare fermo, o mille altre strade posso percorrere...".

Ma se guardiamo le cose dal futuro verso il presente e il passato, alle volte può venire la strana sensazione che le cose dovevano andare così...

C'è il devo.... non il posso.

Dovevo fare questo, pensare quest'altro... Sembra che una mano invisibile ci abbia guidati in quel luogo...

Se dal presente ti appoggi a quella sensazione, che effetto ti fa?

Sai che non potrai fare a meno di lottare, di scegliere, di decidere, di volere e non volere... E nello stesso tempo sai anche che le cose andranno come da sempre è stato deciso che andassero... Anche la sofferenza di capire o non capire, decidere o non decidere.

Se vedi le cose da questo punto di vista, che effetto ti fa?

E questo effetto è buono per la tua vita - indipendentemente dal fatto che sia spiacevole o spiacevole? Oppure no?

mercoledì 1 settembre 2010

L'ipocrisia che non c'è

Alle volte sdoppiarsi è necessario.

Non è sempre ipocrisia: sorridere quando si vorrebbe attaccare qualcuno, abbracciarlo quando lo si vorrebbe colpire, dire frasi carine quando si vorrebbe pronunciare una parola dura.

Alle volte è solo una questione di strategia: ci sono persone troppo criminali per essere trasparente con loro.

Altre volte la situazione per essere gestita bene richiede uno sdoppiamento per non cadere dentro le emozioni paralizzandosi: dirsi frasi in seconda persona come "Sorridi", oppure "muoviti", oppure "ce la puoi fare" ecc. alle volte salva la vita - lo sanno i sopravissuti di incidenti che devono lottare contro il tempo e il panico e il dolore per salvare sè stessi e gli altri.

Aquisire nuove abitudine richiede spesso uno sdoppiamento, perchè aiuta l'immagine di sè stessi adulti che abbracciamo la nostra parte bambina e la portiamo verso una esperienza che ha sempre temuto ma di cui come adulti ne vediamo l'importanza.

Sono sdoppiamenti, parziali dissociazioni funzionali a proteggersi, a acquisire una disciplina, a fare qualcosa di buono.

Probabilmente esistono meccanismi più evoluti di crescita, basati sulla sensibilità e non sulla dissociazione: quando devo togliere la mano dal fuoco non devo dirmi delle cose o dissociarmi... La tolgo e basta.

Ma per acquisire quella capacità devo imparare a meditare, a respirare, a percepire...

A quel punto faccio qualcosa perchè la sento, ma per sentirla mi sono preparato adeguatamente, e magari anche della preparazione ho sentito un bisogno spontaneo...

Quindi... a quale livello vuoi funzionare?

Il solito, quello della dissociazione, quello della meditazione?

Buona giornata con buone abitudini