lunedì 30 novembre 2009

LE AMBIGUE RELAZIONI DEGLI ADULTI

Con il tempo le relazioni tra le persone diventano sempre più ambigue:

tradimenti affettivi o sessuali, terze persone che gravitano attorno ad un rapporto di coppia, volontà di qualcuno di andarsene, amore-odio per la stessa persona, magari quella più amata, dedsiderio di stare con qualcuno ma anche di lasciarlo, bisogno di avere accanto una persona ma anche averla lontana...

Sono solo alcune comuni ambiguità in cui ci si trova sempre più stretti da adulti.

Per questo il rapporto di coppia perde la sua attrazione: lo si vede per quello che è.

Un gran casino.

L'unico modo forse per mettersi in gioco, e mantenere la capacità di amare qualcuno, è ricordarsi sempre di cosa stava vivendo quel bambino o quella bambina che eravamo nella sua famiglia di origine mentre stava con le emozioni e con i pensieri così come ci sentiamo ora e qui in questa relazione con quella persona.

Allora la relazione con l'altro lascia emergere qualcosa di più profondo dei problemi che ha l'altro: tira fuori i nostri problemi.

Da quelli si può ripartire nel rapporto.

Alessandro D'Orlando

domenica 29 novembre 2009

Sii ora la persona che avresti voluto essere

Quando senti il peso dei tuoi errori, c'è solo un modo per reggerli senza crollare sotto la colpa, per non sprofondare in una depressione o per non sfuggire in un mondo di leggerezza e inconsapevolezza dove non ci sono problemi ma nemmeno consistenze: è il dare frutti a partire dal proprio dolore.

Ogni giorno si può digerirne un pezzo e trasformarlo in quella qualità della presenza, della mente, del cuore, dei comportamenti che avrebbero dovuto esserci e che non ci sono stati.

Che accuse ti venivano fatte? Che cosa ti veniva rimproverato? Di che cosa hanno sofferto le persone vicino a te?
Guarda a tutto questo e non farlo più. Impegnati al massimo.

Il passato non tornerà per questo (è così forse che la vita ci prepara alle perdite che verranno e per le quali non potremo fare nulla), ma almeno tu potrai andare avanti.

Non sarà forse molto quello ti rimane, ma è meglio che il niente che avresti rimandendo in un passato che non esiste più se non nella tua mente.

Alessandro D'Orlando

giovedì 26 novembre 2009

Il mondo dentro

Non abbiamo mai giocato abbastanza da bambini,

non abbiamo visto abbastanza cieli azzurri,

non siamo mai stati abbastanza leggeri,

nè abbiamo ricevuto abbastanza amore,

nè lo abbiamo ricevuto abbastanza equilibrato,

e non ci sono dentro di noi abbastanza risate e gioia da renderci felici senza un motivo particolare.

Così cerchiamo tutti un motivo per stare bene.
E un motivo del perchè non stiamo bene.

Ma credo che alla fine tutto sta in questo: che nel nostro cuore ci sentiamo ancora troppo soli.

La luce non arriva come dovrebbe, nè l'aria, nè i suoni, nè il tocco affettuoso della vita.

Forse è questo che non ci fa dormire, che non ci fa riposare quando potremmo, che non ci fa apprezzare quello che abbiamo, che non ci fa essere gentili.

Eppure, se è così, non c'è nulla di più importante di quello che facciamo, non c'è nulla di più importante della persona che abbiamo davanti, fosse anche la più lontana da noi.

Solo il momento presente ci può riempire a sazietà e ci può rendere felici: non lo può il passato con le sue mummie. Non lo può il futuro con i suoi fantasmi.

Non sarà molto sencondo il nostro giudizio, ma è tutto ciò che abbiamo e dobbiamo averne cura.

é l'unico modo per portare dentro di noi il cielo, il gioco, laggerezza, l'amore, l'equilibrio: esserci e rispettare il nostro bisogno degli altri.

Il nostro enorme bisogno degli altri. Di tutti.

Alessandro D'Orlando

mercoledì 25 novembre 2009

Non fare niente

Quando senti che non puoi andare avanti, stai fermo.

Quando senti che ci sono forze che ti trattengono non sforzarti, ascoltale e percepiscile.

Quando il passato ritorna più e più volte non scacciarlo, ma dagli il posto che chiede e guarda oltre.

Alla fine solo i punti di vista trattengono.

Cambia il puntio di vista sul passato, cu ciò che è stato, su quello che poteva essere, su quello che avevi e che non avrai più, su quello che potrai invece ottenere da adesso in poi...

Cambia il punto di vista e forse ti accorgerai che puoi proseguire.

Alessandro

domenica 22 novembre 2009

Quando le luci si spengono

Arriva sempre un momento in cui non sai più cosa fare.

Un momento in cui non hai più una direzione, non sai più come continuare a fare quello che avevi sempre fatto, a come continuare a credere a quello in cui hai sempre creduto, un momento in cui senti che il fondo della vita è infinito e che tu puoi continuare a scendere se non fai qualcosa di diverso da quello che stai facendo, se non pensi a qualcosa di diverso da quello che stai pensando.

Arriva sempre un momento in cui i grandi sogni che avevi non sembrano più così grandi, in cui credi di essere stato ingannato dai tuoi stessi sogni, in cui effettivamente vedi che erano sogni troppo piccoli, con il loro tempo sprecato – o che erano sogni troppo grandi, con le loro fatiche estenuanti.

Arriva sempre un momento in cui ti accorgi che il tempo è passato e sono alle spalle gli amici di un tempo, e in cui ti accorgi che l’affetto della tua famiglia non riesce a scaldarti il cuore, e in cui non vedi isole dove approdare, in cui ti sembrano sempre più lontane le oasi degli anni verdi e della salute e della innocenza.

Arriva sempre un momento in cui vorresti lasciarti andare e abbandonare ogni fatica, anche se sai che questo non farebbe che peggiorare la situazione.

Arriva sempre un momento in cui quello che sapevi fare non serve più, e che quello che ti viene da fare non fa che ingarbugliare di più le cose. In cui ciò che sai, che pensi, che speri, che credi ti lascia con un senso ancora più profondo di solitudine e insoddisfazione.

E di solito in quei momenti accade di dormire troppo o troppo poco, o di bere troppo, o di stare troppo davanti ad uno schermo blu, o di prendere qualcosa o fare qualcosa che faccia addormentare una mente implacabile con i suoi giudizi.

In quei momenti alle volte sembra di essere vicini alle soglie della morte: la vita appare in retrospettiva e si guarda a tutte le proprie cadute, ai dolori inferti a qualcuno, ai propri fallimenti, alle proprie debolezze. Si resta così, senza parole, davanti a quella che appare come una lunga serie di macerie che portano fino al punto in cui sei fermo a guardare quello che è accaduto. E non vedi prospettive.

In quei momenti non hai vie di fuga, sei in solitudine, davanti al cuore delle persone che hai ferito o abbandonato, davanti ai progetti che hai tradito o in cui non hai mai creduto, davanti ai tuoi giudizi e i tuoi rimproveri che possono essere anche peggiori di ciò che è stato.

E la cosa peggiore è che forse, su ciò che hai fatto, su ciò che hai pensato, su ciò in cui hai creduto, su ciò che realmente hai saputo dare e su ciò che realmente hai saputo ricevere, su ciò che ti resta ancora da fare e da vivere – la cosa peggiore è che forse hai ragione.

In quei momenti il mondo scompare, e allora c’è il rischio che il dolore diventi troppo dolce.
O che tu lo voglia allontanare con altri sogni per ritornare al mondo con questi altri sogni.

In quei momenti il mondo scompare, e sei a un passo dall’essere a tu per tu con il tuo cuore con il suo dolore – e con il dolore del cuore di chi amavi o ami, di chi ti amava o ti sta amando. E forse anche con il dolore delle persone che non hanno niente a che fare con te.

Ti manca solo un ultimo passo, forse il più difficile: non credere nei tuoi giudizi su di te. O di quelli degli altri su di te. O nei giudizi sulla vita e l’esistenza.

Se ce la fai, se reggi, se rinunci ad aggrapparti a facili schemi o a identificarti con il dolore che invade ovunque il tuo mondo – se ce la fai può accadere qualcosa di grande, qualcosa che forse è l’essenza stessa del nostro essere qui:

accade che diventi un poco di più un essere umano.

Dopo, ha senso ricominciare.

Alessandro D’Orlando

giovedì 19 novembre 2009

Una volta almeno tutti sono stati nostra madre o nostro padre.

Questo è quello che si dice in alcune filosofie: una volta almeno tutti ci hanno dato un amore inconddizionato ed infinito: solo che non ce lo ricordiamo.

Quanto la mente può rimuovere l'amore vissuto? Quanto grande può essere questo amore dimenticato? Cosa lo può risvegliare? Ed è opportuno che si risvegli?

é come se la mente potesse farlo, potesse dimenticare un legame, e poi anche ricordare e nel ricordarlo trasfigurare l'esistenza e fare un salto verso stati di equilibrio e forza superiori.

Nel ricordare l'amore per qualcuno o qualcosa è come se passassimo dal giudizio alla compassione, dal prendere al dare, dal pretendere al chiedere umilmente, dal lamento e all'accusa alla gentilezza.
L'ego si fa da parte quando si ricorda l'amore.

Ma la mente tende a dimenticarselo. Per non soffrire del dolore del legame perso.

I legami di vite passate quanto dolore possono dare?

Forse un dolore troppo grande per la vita, se in quel legame perso si cerca ancora di risolvere qualcosa, o di guarire qualche cosa, o di trovare sicurezza o conforto rispetto al nuovo della vita che avanza.

Forse possiamo continuare a nascere e rinascere solo dimenticando, per guarire le ferite passate e i dolori vissuti con altri, nella relazione con persone nuove, o forse le stesse, ma sotto altre sembianze e forme.

E forse possiamo anche fare a meno di reincontrare le stesse persone se ciò che c'era da guarire con quella persona l'abbiamo risolto in noi nella relazione con altri esseri umani o in altre esperienze.

Forse quando il cuore (non la sterile mente) guarisce un dolore o una ferita, passato presente e futuro vengono trasformati nello stesso momento.

Così possiamo continuare ad esistere e guarire senza essere sommersi dai ricordi, dalla nostalgia e dal dolore per qualcosa che c'era e non c'è più.

Dobbiamo dimenticare, dobbiamo andare avanti, dobbiamo semplicemente prendere sul serio la nostra ferita e fare il possibile per guarirla senza continuare a pensare che quella ferita è legata a quella persona specifica del passato: non è vero. Non serve a nessuno se non a creare legami di dolore.

L'altro ha la sua parte, la sua ferita da guarire. Tu puoi avere la tua.
Risolverla assieme sarebbe più facile ma non è possibile il più delle volte.
Servono allora giri tortuosi per l'esistenza, in cui ricostruire un equilibrio tra tanti incontri e tante situazioni. Ogni volta guarendo un pezzettino.

L'incarnazione allora potrebbe essere un rinascere per sistemare un altro pezzettino, non semplicemente per reincontrare chi avevamo perso. In fondo, il chi è meno importante del cosa.
L'attore è meno importante del copione.

E' come se l'anima dovesse recitare un copione, e allora ecco che le si offre un attore, che alle volte accetta di recitare anche parti difficili. Oguuno con lo scopo di imparare qualcosa.

Così la mente può dimenticare, perchè a ricordare è solo il cuore, con le sue ferite e i suoi dolori.

E la guarigione è possibile solo grazie a questo dimenticare il fatto.
Invece la ferita - del rifiuto, dell'inganno, del male subito, delal colpa - va eccome ricordata e rispettata.

E quando la ferita finalmente inizia a guarire, quando si impara a guarire le proprie ferite sempre più velocemente, allora è possibile anche il ricordare con la mente.

E ricordando il fatto con la mente diventa ancora più facile ricordare la ferita con il cuore, in un circolo virtuoso. E il cuore ricordando contatta una ferita ancora più profonda che può essere guarita e facendolo diventa possibile ricordare con la mente un ricordo ancora più precoce.

E così via, tra luci e ombre, sempre più indietro nel passato, sempre più dentro sè stessi, sempre più aperti e compassionevoli con il mondo che altro non è, con le persone e le situazioni, lo specchio delle nostre paure, del nostro dolore, del nostro amore.

Uno specchio dove possiamo rivivere le nostre ferite, guarirle, rivivere situazioni del passato se la nostra mente non vuole darci i ricordi di ciò che è accaduto: il mondo allora è un modo per farci stare in un eterno presente, da cui non possiamo uscire e procedere nel futuro fino a che non usciamo da quella situazione passata che continua a ripresentarsi.

Ferite e fatti continuano ad accaderci fino a che non le affrontiamo nell'unico posto dove ha senso affrontarle: dentro di noi.

Alessandro D'Orlando

lunedì 16 novembre 2009

Il viaggio più difficile è il ritorno

In ogni mito

non è la scoperta il viaggio più difficile,

non è la conquista

non è il trovare qualcosa.

E' il tornare con ciò che si è trovato.

Come è ben descritto nella fiaba del principe senza paura
http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/il_principe_senza_paura

Solo se c'è coraggio e determinazione ciò che abbiamo ottenuto con fatica possiamo portarlo nella vita reale.

Altrimenti può scomparire come nebbia al mattino

AD

I tre piani della coppia e i tre tipi di tradimento

Si può tradire in tre modi in una relazione.

Si può tradire sessualmente (andare a letto con un'altra persona per intendersi).
Si può tradire a livello emotivo (infatuarsi per un'altra persona).
Si può tradire a livello di progetti (è un tradimento a livello mentale e di azione).

In una coppia se c'è un solo piano di intesa è già bene. Se ci sono due piani di intesa è super bene. Tre piani di intesa è impossibile. Il terzo non è dato: ad es. lavorare sempre con una persona toglie il mistero e spegne l'eros. Troppa intimità emotiva con una persona toglie anch'esso l'eros, e così via.

A quel punto, nella maggior parte delle coppie quello che si fa è cercare soddisfazione al terzo non dato all'esterno.... e fin qua va bene....

Se però la si trova questa soddisfazione con un altro partner questo è un brutto tradimento, e la coppia che si aveva rischia di saltare.

Per questo è importante apprezzare ciò che si ha, e trovare interessi "neutri" per la coppia che soddisfino le mancanze senza continuare ad accusare il partner del fatto che non arriva la soddisfazione attesa.

Alessandro D'Orlando

sabato 14 novembre 2009

NON C'E' MOTIVO DI ESSERE TRISTE

Siamo terrorizzati quando perdiamo ciò che è importante per noi.

Possiamo provare angoscia e disperazione.

Possiamo provare lutto e dolore profondo.

E'umano: poi però dobbiamo capire una cosa. Che alla fine non soffriamo così profondamente per quello che ci è accaduto e ci sta accadendo.

Soffriamo perchè quell'avvenimento sta agganciando dentro di noi stati emotivi e situazioni del passato irrisolte.

Quindi va bene così: nel dolore piu' profondo hai l'occasione di guarire profondamente.

E puoi guardare al presente con un pò più di amore e con meno paura e giudizio.

venerdì 13 novembre 2009

Il senso della perdita

Non sappiamo se l'essenza di una persona morendo diventa ancora più grande,

non sappiamo se chi è prezioso per noi, andandosene non arricchisca ancora di più la vita nostra e di chi ci sta intorno con la sua invisibile presenza,

non sappiamo cosa c'è oltre ciò che perdiamo, e soprattutto se questa perdita ci prepara a un salto esistenziale ulteriore,

non sappiamo se l'insoddisfazione non prepari l'incontro con qualcosa di ancora più grande e profondo,

non sappiamo nemmeno se le perdite, gli abbandoni, le relazioni sospese e i legami che restano e non vogliono andarsene anzichè occupare tutto lo spazio del cuore lo rendano più ricco e capace di amare....

non lo sappiamo,

ma personalmente ci credo.

Alessandro D'Orlando

mercoledì 4 novembre 2009

L'unica cosa che hai sono i tuoi sogni

Non siamo nulla,

veniamo soli, ce ne andiamo soli.

Conquistiamo con gran fatica qualcosa, e con niente lo perdiamo.

E anche se stiamo attenti a tutto, dobbiamo alla fine andarcene e lasciare tutto.

Resta solo una cosa che possiamo portare con noi: la nostra mente, le emozioni che l'accompagnano, i suoi sogni che ci danno la direzione, la consapevolezza che abbiamo della nostra strada mentre la percorriamo.

Il resto sono solo illusioni.

Forse lo stesso concetto di strada e di sogno: forse anche questi sono solo un canovaccio dove si deve svolgere la nostra esistenza, mentre scopriamo cose più importanti dei nostri sogni.

Anche i sogni sono illusioni forse, e anche la mente che li pensa.

Resta solo il suono del respiro, mentre si abbandonano anche questi pensieri...

Alessandro D'Orlando

martedì 3 novembre 2009

VERITA' SUI VACCINI

http://www.nexusedizioni.it/apri/Appuntamenti/Appuntamenti-da-non-perdere/28-novembre-Gorizia-Vaccinazioni-la-verita-oltre-la-paura/

lunedì 2 novembre 2009

Fatti attraversare dalla depressione

Se provi angoscia perchè sei depresso, di di sì alla depressione.

Lascia che entri e che faccia posto in te.

Lascia che come il germoglio rompe la buccia, così la depressione rompa il tuo carattere.

Vedrai il lato ombra di te, e se sapreai dirgli di sì,

vedrai i tuoi errori e se riuscirai a dire loro di sì,

vivrai rimorsi e sensi di colpa, e se riuscirai a dire loro di sì,

ti ritroverai più grande.

E prima o poi, pronto a ricominciare.

Alessandro D'Orlando

domenica 1 novembre 2009

L'inutilità della rabbia

La rabbia non serve.

Può servire a provarne un pò, ma esprimerla direttamente è inutile e anche dannoso.

Può servire voler mostrarsi arrabbiati, ma senza crederci troppo.

Le parole dette con rabbia, sono parole che nascono dalla disperazione.
E così i gesti, e le azioni.
Diffondono e portano solo altra rabbia, e alla fine altra disperazione.

Se ti accorgi di essere arrabbiato fermati, ascolta cosa è ferito in te, chiediti se quel dolore ha veramente un senso nel presente o non è per caso solo il passato che ritorna a sproposito solo per essere guarito - non per essere espresso.

Se torni a quel punto e, cosa non facile, riesci a stare fermo lì, allora hai finalmente la possibilità di scegliere: scegliere tra dire e fare quello che hai sempre fatto, o volgerti verso quella parte sofferente prendendotene piena responsabilità per guarirla, oppure - tenendo in sospeso e in evidenza per te il tuo dolore - rispondere con amore alla persona e alla situazione che hai davanti.

E' più facile essere amorevoli con gli altri se si accetta la sofferenza che gli altri ci danno - "la sofferenza sono gli altri" diceva Sartre -, è più facile essere amorevoli se il dolore che sentiamo riconosciamo che è compito nostro guarirlo, è più facile se riusciamo a guarirlo.

Allora possiamo agire con amore.

E con decisione, e distruggendo se serve, o creare se serve.

Alessandro D'Orlando