giovedì 19 novembre 2009

Una volta almeno tutti sono stati nostra madre o nostro padre.

Questo è quello che si dice in alcune filosofie: una volta almeno tutti ci hanno dato un amore inconddizionato ed infinito: solo che non ce lo ricordiamo.

Quanto la mente può rimuovere l'amore vissuto? Quanto grande può essere questo amore dimenticato? Cosa lo può risvegliare? Ed è opportuno che si risvegli?

é come se la mente potesse farlo, potesse dimenticare un legame, e poi anche ricordare e nel ricordarlo trasfigurare l'esistenza e fare un salto verso stati di equilibrio e forza superiori.

Nel ricordare l'amore per qualcuno o qualcosa è come se passassimo dal giudizio alla compassione, dal prendere al dare, dal pretendere al chiedere umilmente, dal lamento e all'accusa alla gentilezza.
L'ego si fa da parte quando si ricorda l'amore.

Ma la mente tende a dimenticarselo. Per non soffrire del dolore del legame perso.

I legami di vite passate quanto dolore possono dare?

Forse un dolore troppo grande per la vita, se in quel legame perso si cerca ancora di risolvere qualcosa, o di guarire qualche cosa, o di trovare sicurezza o conforto rispetto al nuovo della vita che avanza.

Forse possiamo continuare a nascere e rinascere solo dimenticando, per guarire le ferite passate e i dolori vissuti con altri, nella relazione con persone nuove, o forse le stesse, ma sotto altre sembianze e forme.

E forse possiamo anche fare a meno di reincontrare le stesse persone se ciò che c'era da guarire con quella persona l'abbiamo risolto in noi nella relazione con altri esseri umani o in altre esperienze.

Forse quando il cuore (non la sterile mente) guarisce un dolore o una ferita, passato presente e futuro vengono trasformati nello stesso momento.

Così possiamo continuare ad esistere e guarire senza essere sommersi dai ricordi, dalla nostalgia e dal dolore per qualcosa che c'era e non c'è più.

Dobbiamo dimenticare, dobbiamo andare avanti, dobbiamo semplicemente prendere sul serio la nostra ferita e fare il possibile per guarirla senza continuare a pensare che quella ferita è legata a quella persona specifica del passato: non è vero. Non serve a nessuno se non a creare legami di dolore.

L'altro ha la sua parte, la sua ferita da guarire. Tu puoi avere la tua.
Risolverla assieme sarebbe più facile ma non è possibile il più delle volte.
Servono allora giri tortuosi per l'esistenza, in cui ricostruire un equilibrio tra tanti incontri e tante situazioni. Ogni volta guarendo un pezzettino.

L'incarnazione allora potrebbe essere un rinascere per sistemare un altro pezzettino, non semplicemente per reincontrare chi avevamo perso. In fondo, il chi è meno importante del cosa.
L'attore è meno importante del copione.

E' come se l'anima dovesse recitare un copione, e allora ecco che le si offre un attore, che alle volte accetta di recitare anche parti difficili. Oguuno con lo scopo di imparare qualcosa.

Così la mente può dimenticare, perchè a ricordare è solo il cuore, con le sue ferite e i suoi dolori.

E la guarigione è possibile solo grazie a questo dimenticare il fatto.
Invece la ferita - del rifiuto, dell'inganno, del male subito, delal colpa - va eccome ricordata e rispettata.

E quando la ferita finalmente inizia a guarire, quando si impara a guarire le proprie ferite sempre più velocemente, allora è possibile anche il ricordare con la mente.

E ricordando il fatto con la mente diventa ancora più facile ricordare la ferita con il cuore, in un circolo virtuoso. E il cuore ricordando contatta una ferita ancora più profonda che può essere guarita e facendolo diventa possibile ricordare con la mente un ricordo ancora più precoce.

E così via, tra luci e ombre, sempre più indietro nel passato, sempre più dentro sè stessi, sempre più aperti e compassionevoli con il mondo che altro non è, con le persone e le situazioni, lo specchio delle nostre paure, del nostro dolore, del nostro amore.

Uno specchio dove possiamo rivivere le nostre ferite, guarirle, rivivere situazioni del passato se la nostra mente non vuole darci i ricordi di ciò che è accaduto: il mondo allora è un modo per farci stare in un eterno presente, da cui non possiamo uscire e procedere nel futuro fino a che non usciamo da quella situazione passata che continua a ripresentarsi.

Ferite e fatti continuano ad accaderci fino a che non le affrontiamo nell'unico posto dove ha senso affrontarle: dentro di noi.

Alessandro D'Orlando

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