Spesso mi chiedo se esista un modo giusto di fare le cose... qualsiasi cosa. Poi penso al fatto che ci sono tante tecniche per questo. Tecniche per persuadere, per convicere, per motivarsi, per contrattare, per gestire lo stress... Ma quando mi chiedo "A che serve?" resto senza parole. Mi rendo conto che la domanda finale resta sempre elusa, il confine viene spostato in avanti, la fine delle cose è solo rimandata. Alla fine faremo sempre errori, ci chiederemo sempre "E se... ", avremo sempre dei rimpianti pagheremo per i nostri fallimenti. Avremo sempre una colpa. La domanda forse che viene prima del "Come faccio a..." è "Posso reggere alla colpa di non farcela?". Posso volermi bene anche se sono così come sono? Anche se non dovessi cambiare mai? Allora non avremmo così bisogno delle tecniche: probabilmente ci giocheremmo, faremmo più a modo nostro, ci daremmo il permesso di sbagliare, come c'è scritto in questa poesia ( di cui non sono riuscito a individuare l'autore in maniera univoca): Se potessi vivere di nuovo la mia vita. |
Pensieri di Psicologia, Psicoterapia, Meditazione, Crescita personale; PNL, costellazioni familiari, formazione, respirazione circolare (o rebirthing, o vivation, o simili), ipnosi ericksoniana e tutto quello che vi viene in mente in proposito..
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martedì 7 aprile 2009
Il modo giusto di fare le cose
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