domenica 25 marzo 2012

Matrici Perinatali di base (MPB)

S. e C. Grof nel loro libro Psicologia del futuro (ed. RED, 2000) scrivono come le esperienze della nascita - racchiudibili in 4 fasi chiamate anche matrici perinatali di base - informano tutta la nostra esistenza.

Avere un problema irrisolto in una delle quattro fasi si ripercuote in tutta la vita: la vita è quindi un ologramma in cui ogni parte rimanda al tutto...

Dove è iniziato il nosro problema?

A 3 anni? a 20? A 50?
Con quella persona?
O forse è tutto partito da quel momento in cui ero nella pancia e stavo per nascere (MPB1), o ero nel canale del parto (MPB2), o stavo per uscire MPB3), o infine ne uscivo vittorioso (MPB4)?

Difficile dirlo.

E forse le stesse MPB vengono da ancora più lontano, o più indietro...

E forse il passato è influenzato dal futuro - da quello che ci aspettiamo dal futuro: immagini di futuro di paura creano un passato di paura.

Forse l'intera vita è il tocco di una vibrazione, di una nota che caratterizza il nostro essere.

Cambiando quella vibrazione cambia tutto: passato e futuro...

Ma la cosa più importante è che assieme a loro cambia quell'istante inaferrabile che è il presente.

Respirando, meditando, ascoltando con attenzione...


venerdì 23 marzo 2012

Oltre la fatica di scegliere tra la vita e la morte

Ogni istante si gioca tra queste due dimensioni.

Da una parte crescere dall'altra regredire,
da una parte conquistare, dall'altra rinunciare,
da una parte sentirsi morti dentro, dall'altra sentirsi vivi.

Da una parte aiutare dall'altra colpire,
da una parte soffrire dall'altra essere felici.

Ma scegliere è sempre fonte di confusione e dolore.

L'amore è l'unica forza che mette insieme questi opposti.

In quei momenti in cui,
per esempio durante le costellazioni familiari, o una meditazione profonda,
tutto acquista un senso, anche quando è stata dura uscirne,
quando resta un senso di pienezza accogliendo ciò che restava come detrito inerte sul cuore,
 in quei momenti la vita e la morte si fondono insieme e scegliere non ha più senso,
la fatica di crescere o la tentazione del riposo fermandosi non hanno più senso.

Resta solo un silenzioso senso di pienezza che illumina la strada, due passi più avanti.





mercoledì 21 marzo 2012

Istanti di piccola liberazione

Accettare non significa ristagnare

Quando diciamo sì al momento presente, quello finalmente può cambiare.
Come vuole lui, non come vogliamo noi.
Con i suoi tempi, non con i nostri.
Questa è la differenza tra un cambiamento profondo - naturale
e uno superficiale - frutto dello sforzo e della volontà.

Abbracciare la vita per quello che è ci trasforma e trasforma la vita stessa.
Cercare di migliorarla in nome del progresso personale o sociale la distrugge.

Basta guardarsi in giro - o dentro che è la stessa cosa.

Perciò la prossima volta respiriamo con ancora più attenzione, dicendo sì a quello che viviamo.
E stiamo poi ad osservare cosa succede.

La prima e più importante cosa è che dicendo sì capiamo ancora di più che non siamo la cosa a cui diciamo sì.

Siamo lo spazio che dice di sì a quello che contiene.

Istanti di piccola liberazione.

mercoledì 14 marzo 2012

L'esperienza rende stupidi

Pensiamo che vivendo situazioni su situazioni ci renda migliori.
Ci buttiamo in lavori e relazioni e avventure nel mondo credendo che ci portino conoscenza.

E finiamo poi per passare a pagare ogni minuto vissuto avventurosamente
scoprendo che non abbiamo i soldi per pagare.

L'esperienza sembra una mercedes che guidiamo gaudenti aspettando la prima rata -
che poi è complicato pagare.

Innamoramenti, imprese che partono, sogni che crescono....

L'esperienza è un feticcio della sensibilità.

Per la foglia che dondola sul ramo, una lieve brezza può essere intensa quanto un uragano per la pietra.
E trasmettere le stesse sensazioni.
Solo che non è un uragano, e non sarà strappata dal ramo.
Potrà sopravvivere fino alla prossima brezza.

giovedì 8 marzo 2012

Psicofarmaci: quando nascondersi non basta piu'

Dopo aver provato col divertimento, col lavoro, con l'alcol, con il sesso o semplicemente con la tv,
potrebbe accadere qualcosa per cui queste distrazioni non sono piu' sufficienti.

Resta la propria immagini ad uno specchio che non si vuole vedere.

Così c'è sempre la strada degli psicofarmaci.

Ma anche quelli a un certo punto non bastano.

Ci si può quindi svegliare la notte e piangere davanti alle difese che crollano una dopo l'altra.

Ma dentro quel pianto c'è calore.
E' un fuoco nella notte.
E' il bivacco da cui ricominciare.
E' quella sana compassione per sè stessi
dopo anni di dura repressione.

Da lì si può ricominciare sul serio.




martedì 6 marzo 2012

Quando vince il nemico

Il nemico esiste.

E' colui che vuole qualcosa che è tuo di diritto.
E' qualcuno che vuole il tuo male per trarne profitto,
o semplicemente piacere,
o semplicemente perchè tra lui e la cosa che vuole ci sei disgraziatamente tu.

Ancora più dilaniante è il conflitto quando
il nemico ti dice che lo fa per il tuo bene,
che domani "capirai"
che credevi tanto buono
anzi,
ti sembra ancora tanto buono.

Così per non farti straziare tra le immagini ingenue della mente
e la triste verità delle azioni,
chiudi gli occhi su quello che le parole nascondono
su quello che le mani compiono,
su quello che le azioni concludono.

Oppure usi l'odio per contrastarlo
come anestetico al tuo stesso dolore,
come droga che dà energia.

Così vince il nemico.
E se anche lo batterai, domani sarai tu stesso il nemico di qualcun altro
esattamente con la stessa energia che aveva il tuo nemico antico.

O quell'energia che credevi sconfitta nel tuo nemico
sarà passata alle generazioni future.

Così vince il nemico,
da secoli e secoli.

L'unica fine della violenza
è amare il nemico
andare verso questo amore
mentre gli poni un limite.

Se vivi così il conflitto,
come ci stai dentro?