venerdì 29 luglio 2011

Quello che i carnefici non vogliono

I carnefici non vogliono che la vittima soffra, ma che sorrida.

E se non sorride che pensi che la sofferenza è normale.

E se non è normale che è colpa sua.

E se anche pensasse che c'è qualcuno che è la causa della sua sofferenza, che abbia la paura sufficiente per non protestare.

Ma se proprio deve protestare che lo faccia con violenza, cosicchè la violenza del carnefice, più avvezzo alla violenza, lo possa sconfiggere ancora.

E se sconfitto dovesse ancora manifestare il suo dolore dovrebbe sparire, perchè ciò che più teme il carnefice è il dolore che muto lo guarda da dentro chi fa soffrire.

Che lo guarda sapendo quello che il carnefice fa, sapendo che forse non ci sono reazioni possibili - non ancora - e che al momento c'è solo questo guardare che rivela il proprio dolore

e c'è la domanda PERCHE? che nemmeno nel processo di Kafka il protagonista riesce a fare - quella domanda che avrebbe potuto fermare forse l'esecuzione ... -

PERCHE?

E aspettare una risposta che non c'è.

Questo il carnefice non vuole: essere inchiodato dallo sguardo fermo della vittima davanti alla responsabilità di una risposta che non ha: PERCHE'?

Forse, se c'è una domanda che salverà la nostra umanità e quella del carnefice dal male sarà "PERCHE?"

 detto con tutta la lucida, calma, profonda consapevolezza del male subito attimo per attimo...

domenica 17 luglio 2011

Il bacio della strega

I no che dovremmo dire e non diciamo ci sviano dalla nostra strada, i si che dovremmo dire e non diciamo ci sviano dalla nostra strada.

Le domande che non facciamo ci avvelenano la vita, le proposte che non abbiamo il coraggio di fare ci piegano.

Non subito, un pò alla volta.

Così lentamente, da sembrare dolce, inavvertito.

E arriva la solitudine, inavvertitamente.

E si sopporta con insensibilità, con distrazioni, con rimpianti. Con piccole cose.


Un giorno però entra la luce, e si sente la solitudine della strada che ipnoticamente abbiamo percorso.

In quel giorno ci si sente soli e si cerca qualcuno. Non importa chi.

Se lo accettiamo, e lo facciamo senza attaccarci a chi ci dà la sua presenza, può essere l'inizio del risveglio.

Come dicono le parole di questa canzone...
Lonely day

sabato 9 luglio 2011

Il brivido che non c'è

Cerchiamo il brivio nella trasgressione,

lo cerchiamo nel pericolo,

nel sesso,

nelle parole che iponoticamente ci richiamano ai valori delle gererazioni più antiche: onore, e cose del genere...


cerchiamo il brivido nel bluff, nell'azzardo, nel tentare contro la sorte o contro ogni probabilità.

Ma il brivido più potente sta nell'esporsi senza difese con il cuore al cuore dell'altro,

così com'è - sano o malato - così com'è.

E lasciare che esca questo amore sempre trattenuto, timoroso, paranoico.

E dopo stare con le conseguenze,

e reggerle

e trovare le cure che servono

e guarire

e ricominciare in quache altro modo.

Questo è il vero brivido, un brivido che non finisce mai.

Tutto il resto sono imitazioni.

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