giovedì 24 novembre 2011

L’unica rivoluzione possibile


C'è uno spazio dove le cose trovano il loro posto dopo essere state fuori per tanto tempo,
uno spazio dove c’è libertà,
dove c’è rispetto,
dove c’è amore,
dove non c’è scelta, sforzo, violenza.

C’è uno spazio dove vivi e morti possono stare assieme,
e dove si ha la sensazione di essere eterni,
a dispetto degli anni che passano,
dei dolori che stordiscono o tormentano.

C’è uno spazio dove le forze ritornano e gli anni scorrono all’indietro
attraverso tutto ciò che è irrisolto
al principio dell’irrisolto,
prima che comparisse,
dove ancora le cose non esistevano e c’era ancora armonia.

E’ il paradiso in terra?

No, è semplicemente lo spazio della meditazione
anche la mattina, su una semplice sedia, in un semplice salotto,
in un piccolo appartamento,
in una piccola vita,
in una minuscola mente in mezzo a infimi pensieri.

martedì 22 novembre 2011

Come il sole ogni mattina

Meditare la mattina come se le cose successe ieri non contassero più
o come se tutti i pesi del mondo potessero sciogliersi in quello stato della mente
come se tutte le rigidità e le cose che non vanno
in quello stato potessero andare bene così come sono
in quei pochi istanti
così da essere viste
per quello che sono
senza sfumature, senza paura, senza ansia.

L'attenzione è al respiro, ai formicolii del corpo,
e tutto il resto -
tutto ciò che accade
al pensiero o alle emozioni
non è nulla di importante.

Quello che è veramente importante succede
ma non è esattamente quello che pensiamo che sia
o dove pensiamo che sia.

Forse è un senso di libertà
dapprima nascosto
e poi sepre più liberatorio.

sabato 12 novembre 2011

Meglio rispondere a partire dal dolore

Sotto la rabbia ci sta la paura, sotto la paura il dolore legato al senso di impotenza, di vulnerabilità, di solitudine, di perdita di ogni riferimento e di controllo.

Occultare questo dolore significa andare verso l'anestesia (ad esempio sto in una relazione per non soffrire la separazione, oppure sto solo per non soffire in una relazione, oppure non faccio o faccio una certa cosa per non sentire questo disagio ecc.)

Dare una risposta a quel dolore significa fare qualcosa che dà gioia laddove prima c'era dolore - non c'è più anestesia ma gioia.

Il prezzo della gioia è l'ascolto della sofferenza e una risposta responsabile ad essa.

Il prezzo dell'invulnerabilità a ogni dolore è l'anestesia e l'occultamento del dolore stesso.

Così si diventa automi, si inizia a odiare la vita e si spera che qualcuno decida per noi.
Tanto noi ormai non abbiamo niente più da difendere.

domenica 6 novembre 2011

Si viene e si va

Senza rabbia,
sarebbe bello poter fare questo-
entrare dentro una relazione,
uscire fuori da una relazione,
e di nuovo ritornare dentro -.

E alle volte siamo quelli che vanno,
alle volte quelli che restano,

Alle volte quelli che vanno al posto di chi resta per togliergli la colpa di andare,
altre volte siamo quelli che restano perchè un'altro ha preso la decisione che volevamo timidamente noi.

E alle volte andiamo perchè potremmo sperimentare una felicità mai provata
da nessuno prima dei nostri genitori, o forse perfino dei nostri nonni,
o dei bisnonni.

E per non sentire questa colpevole gioia, per restare innocenti,
diciamo no,
e ce ne andiamo
o qualcuno lo fa per noi.

L'unica nostra speranza è tornare sui nostri passi.
O chiedere a chi se ne è andato di ritornare sui suoi passi.

L'orgoglio
è solo una coperta che copre
le nostre colpe.

martedì 1 novembre 2011

Essere all'altezza della propria anima

Non è niente l'incoerenza con le proprie azioni, con il proprio cuore, con i propri pensieri, con le proprie immagini.

E' l'incoerenza con la propria anima, con i suoi compiti, i suoi doni, i suoi legami -
è questa l'incoerenza imperdonabile,
per la quale forse torneremo,
per la quale faremo fatica ad andarcene,
per la quale faremo fatica ad andare avanti.

L'unica soluzione è tornare indietro a dove l'avevamo lasciata,
e umilmente riprendere la strada.
Dovessimo tornare bambini, o bambine.

Dimenticando anni di conquiste e lotte.

Strade percorse e travagli superati.

Tornare a chiedere, a sentire la ferita, e da lì ricominciare - con quello che sappiamo ora.

O forse era un amore irrisolto qualche anno più tardi?

O forse era un fallimento sul lavoro?

O forse era un bambino che non abbiamo voluto?

O forse una famiglia che abbiamo lasciato? O rifiutato?

Dovremo tornare indietro.
E ricominciare da lì.

Nessuno dimentica.
Nemmeno la nostra anima.