sabato 31 dicembre 2011

Addio al 2011

Addio 2011,

è più facile pensare all'anno che arriva piuttosto che a quello che se ne va.

Eppure è importante ricordarti, perchè da quello che siamo stati,
che abbiamo pensato,
desiderato,
sperato,

dai nostri sforzi e dalle nostre fatiche nasceranno i giorni che troveremo da domani.

Hai dato
nelle cadute,
negli errori,
e nei momenti più pieni di angoscia
doni magnifici.

E i regali più belli in fondo arrivarono non dai desideri,
ma per quanto fu accolto,
soprattutto quando era difficile,
e quando qualcuno ha dato il suo aiuto a farlo.

Da questi atti di coraggio,
forse involontario in certi tratti -
per quello che per forza si doveva incontrare -

per questi atti di solidarietà,
soprattutto quelli inaspettati
quando c'era una mano non attesa -

ci si ritrova più vecchi e più forti,
più realisti e più pacifici,
più umani e vicini agli altri.

Credo che sia questo il valore teraputico della vita.

In fondo è stato un altro anno di terapia,
ancora più profonda del precedente.
E se penso a quello che sta arrivando
tremo per la profondità a cui arriverà.

Sarò in grado di reggerlo?
Sarò all'altezza del compito?

Forse è anche la domanda all'inizio di ogni terapia.

E dato che per andare avanti nella vita come nella terapia bisogna imparare a chiudere dei capitoli,
ora semplicemente volevo rigraziarti per quello che mi hai portato,
per avermi dato la forza di accogliere ancora più gioia quando mi sentivo in colpa,
e ancora più dolore quando mi sentivo debole.

Grazie 2011 per avermi reso più umano dell'anno prima.
















venerdì 30 dicembre 2011

Un atto di eroismo


C’è un momento in cui si rinuncia a ogni sicurezza,
a ogni tentativo di difesa,
a ogni via di fuga,
a ogni ricerca di rassicurazione,
o di attaccamento a qualcuno o a qualcosa.

C’è un momento in cui non è importante quanto soli si è,
o quanta incertezza c’è per il futuro.

Non dura molto ma è incredibile l’effetto liberatorio che ha.

Quello è il momento in cui c’è solo il tuo respiro,
dal perineo alla fontanella,
dalla pianta dei piedi alla punta dei capelli,
dall’alto in basso,
dal basso in alto,
da destra a sinistra,
da sinistra a destra.

lunedì 19 dicembre 2011

Il senso dell'universo


Se tutto il mondo diventasse cattivo
Se tutte le persone facessero depravazioni
Se ogni luogo diventasse oscuro

forse il senso dell’universo si manifesterebbe
in tutta la sua grandezza
in chi sta ammirando commosso
la bellezza dell’ultimo fiore rimasto
prima che tutto il buio
lo travolga.

Forse è tutta una messa in scena
perché quell’unica anima scopra la tenerezza senza condizioni
e se anche l’universo dovesse impiegare miliardi di anni
per permettere a una sola anima alla volta
di arrivare a quel punto
per poi ricominciare con la prossima
una alla volta fino all’ultima dopo miliardi di anime.

Chi siamo noi per dire che non avrebbe senso?

domenica 18 dicembre 2011

Le cose veramente importanti

Non si possono capire in una vita complicata.
Se ci sono troppi impegni, troppi pensieri,
troppe preoccupazioni.

Le cose importanti stanno come la terra in autunno
sotto le foglie secche della noia, del vuoto, dell'angoscia, della rabbia, della paura

con mano attenta vanno spostate per riprendere il contatto con ciò che le sostiene
da sempre.

Sedersi e ascoltare il proprio respiro è un modo per farlo
dicono che funzioni.

Diciamo che è da provare.
E per 2', poi 5', poi 10', poi 20' e poi ancora di più.

Anche ritirarsi con le cose importanti lasciando fuori il resto
è un modo per avere a che fare con le cose importanti.

Loro ci aspettano da tempo.
Siamo noi che scappiamo come codardi.

Le cose importanti richiedono coraggio.


mercoledì 14 dicembre 2011

Storie d'amore


I ni non sono si, sono no.
Sono si per il futuro – che non esiste.

Se ti piace sperare nei si, affidati pure.

I No non sono “Si forse domani”.
Sono no.

I Si non sono “Si” per sempre.
I No non sono “No” per sempre.

In ogni momento un Si può diventare No.
Un No può diventare Si.

In questa mutevolezza solo l’amore di un genitore per un bambino resta.
L’amore tra adulti è mutevole come le nuvole.

L’amore genitoriale è dato.
Quello tra adulti conquistato ogni giorno.

L’amore genitoriale non chiede e non valuta.
Quello tra adulti chiede e valuta, costantemente.

Se sei ancora figlia di papà,
o figlio di mamma,
lascia stare l’amore di coppia.

Non fa per te.
Ti faresti (e faresti) solo del male.

Prima lascia la mamma se sei maschio,
o il papà se sei femmina,
e poi entra nell’arena.

Avrai più possibilità di vittoria.
Giorno dopo giorno.

martedì 13 dicembre 2011

Un giorno di meditazione per un'ora di Tv


L’ennesima verità capovolta
di chi dice che siamo la societa’ più pratica della storia.
La più razionale.

Nella nostra razionalità viviamo dentro un televisore,
attraverso la visione del mondo che ci passa il televisore,
e per decondizionarci da un minuto di tv
forse non basta
un’ora di meditazione.

Passiamo bivi sulla strada
paesaggi e occasioni,
incontri e momenti felici
e pure quelli tristi,
la verità delle cose,
senza che ce ne accorgiamo.

Migliaia di immagini ci confondono la mente
e ciò che sta oltre
un essere umano o una situazione,
non ci possono raggiungere che come un’eco lontano.

Se vuoi capire cio’ che dico butta via la tv.
Tanto se la tieni non ce la fai a moderarti.
E’ una dipendenza.

E poi
senza
dimmi come si sta,
o come stanno le persone attorno a te.

E’ possibile?

A.

domenica 11 dicembre 2011

Rimetti assieme l'anima (è di vitale importanza)


Lasciamo pezzi di anima
in ogni situazione irrisolta,
in ogni storia finita male,
in ogni persona amata e persa.

Lasciamo pezzi di anima
per andare con l’anima a pezzi
incontro al mondo
sempre più piccoli e lenti e stanchi.

Per guarire possiamo solo tornare indietro
seguendo le briciole di cuore lasciate sul cammino
riprendendole una a una
per ritornare ciò che eravamo
prima di partire per il mondo.

Prima di ogni naufragio
di ogni caduta,
di ogni errore.

Da lì sì,
si può ricominciare.

martedì 6 dicembre 2011

Differenza tra meditazione e PNL

Le tecniche ci portano a sforzarci di essere diversi.
La meditazione ci porta a stancarci di essere gli stessi.

Le tecniche ci portano a faticare per raggiungere un obiettivo.
Nella meditazione l'obiettivo è così bello che è allettante raggiungerlo.

Nelle tecniche ci facciamo violenza.
Nella meditazione lasciamo le cose essere come sono, con attenzione.

Nelle tecniche cerchiamo qualcosa di esterno, da aggiungere alle nostre strategie.
Nella meditazione smettiamo di cercare e lasciamo che le cose ci arrivino.

Nelle tecniche siamo dei cercatori.
Nella meditazione troviamo, scopriamo.

La meditazione ci libera dal materialismo.
Le tecniche ci invischiano nel materialismo.

Nelle tecniche c'è spazio solo per noi.
Nella meditazione c'è spazio per tutti.



giovedì 24 novembre 2011

L’unica rivoluzione possibile


C'è uno spazio dove le cose trovano il loro posto dopo essere state fuori per tanto tempo,
uno spazio dove c’è libertà,
dove c’è rispetto,
dove c’è amore,
dove non c’è scelta, sforzo, violenza.

C’è uno spazio dove vivi e morti possono stare assieme,
e dove si ha la sensazione di essere eterni,
a dispetto degli anni che passano,
dei dolori che stordiscono o tormentano.

C’è uno spazio dove le forze ritornano e gli anni scorrono all’indietro
attraverso tutto ciò che è irrisolto
al principio dell’irrisolto,
prima che comparisse,
dove ancora le cose non esistevano e c’era ancora armonia.

E’ il paradiso in terra?

No, è semplicemente lo spazio della meditazione
anche la mattina, su una semplice sedia, in un semplice salotto,
in un piccolo appartamento,
in una piccola vita,
in una minuscola mente in mezzo a infimi pensieri.

martedì 22 novembre 2011

Come il sole ogni mattina

Meditare la mattina come se le cose successe ieri non contassero più
o come se tutti i pesi del mondo potessero sciogliersi in quello stato della mente
come se tutte le rigidità e le cose che non vanno
in quello stato potessero andare bene così come sono
in quei pochi istanti
così da essere viste
per quello che sono
senza sfumature, senza paura, senza ansia.

L'attenzione è al respiro, ai formicolii del corpo,
e tutto il resto -
tutto ciò che accade
al pensiero o alle emozioni
non è nulla di importante.

Quello che è veramente importante succede
ma non è esattamente quello che pensiamo che sia
o dove pensiamo che sia.

Forse è un senso di libertà
dapprima nascosto
e poi sepre più liberatorio.

sabato 12 novembre 2011

Meglio rispondere a partire dal dolore

Sotto la rabbia ci sta la paura, sotto la paura il dolore legato al senso di impotenza, di vulnerabilità, di solitudine, di perdita di ogni riferimento e di controllo.

Occultare questo dolore significa andare verso l'anestesia (ad esempio sto in una relazione per non soffrire la separazione, oppure sto solo per non soffire in una relazione, oppure non faccio o faccio una certa cosa per non sentire questo disagio ecc.)

Dare una risposta a quel dolore significa fare qualcosa che dà gioia laddove prima c'era dolore - non c'è più anestesia ma gioia.

Il prezzo della gioia è l'ascolto della sofferenza e una risposta responsabile ad essa.

Il prezzo dell'invulnerabilità a ogni dolore è l'anestesia e l'occultamento del dolore stesso.

Così si diventa automi, si inizia a odiare la vita e si spera che qualcuno decida per noi.
Tanto noi ormai non abbiamo niente più da difendere.

domenica 6 novembre 2011

Si viene e si va

Senza rabbia,
sarebbe bello poter fare questo-
entrare dentro una relazione,
uscire fuori da una relazione,
e di nuovo ritornare dentro -.

E alle volte siamo quelli che vanno,
alle volte quelli che restano,

Alle volte quelli che vanno al posto di chi resta per togliergli la colpa di andare,
altre volte siamo quelli che restano perchè un'altro ha preso la decisione che volevamo timidamente noi.

E alle volte andiamo perchè potremmo sperimentare una felicità mai provata
da nessuno prima dei nostri genitori, o forse perfino dei nostri nonni,
o dei bisnonni.

E per non sentire questa colpevole gioia, per restare innocenti,
diciamo no,
e ce ne andiamo
o qualcuno lo fa per noi.

L'unica nostra speranza è tornare sui nostri passi.
O chiedere a chi se ne è andato di ritornare sui suoi passi.

L'orgoglio
è solo una coperta che copre
le nostre colpe.

martedì 1 novembre 2011

Essere all'altezza della propria anima

Non è niente l'incoerenza con le proprie azioni, con il proprio cuore, con i propri pensieri, con le proprie immagini.

E' l'incoerenza con la propria anima, con i suoi compiti, i suoi doni, i suoi legami -
è questa l'incoerenza imperdonabile,
per la quale forse torneremo,
per la quale faremo fatica ad andarcene,
per la quale faremo fatica ad andare avanti.

L'unica soluzione è tornare indietro a dove l'avevamo lasciata,
e umilmente riprendere la strada.
Dovessimo tornare bambini, o bambine.

Dimenticando anni di conquiste e lotte.

Strade percorse e travagli superati.

Tornare a chiedere, a sentire la ferita, e da lì ricominciare - con quello che sappiamo ora.

O forse era un amore irrisolto qualche anno più tardi?

O forse era un fallimento sul lavoro?

O forse era un bambino che non abbiamo voluto?

O forse una famiglia che abbiamo lasciato? O rifiutato?

Dovremo tornare indietro.
E ricominciare da lì.

Nessuno dimentica.
Nemmeno la nostra anima.





sabato 29 ottobre 2011

Saggezza, amore

L'amore viene riscoprendo e onorando il passato fino al qui ed ora,
con i nostri genitori, i nonni, gli antenati...

Attraverso la gratitudine e la benedizione di persone e situazioni - buone o cattive che siano per noi.
E' il vento che gonfia le vele della nave.


La saggezza viene dal vedere le cose per quello che sono state,
che sono e che è buono siano per noi un domani.

E come dice Aivanov in una immagine che mi piace
l'amore è il Fuoco e la saggezza è la Luce.

Luce e Fuoco assieme danno la fiamma di una candela che trasforma cose dense e scure.

Essere candele in questi tempi bui è un grande atto di servizio che diamo al mondo,
e prima di tutto a noi stessi,
nei nostri momenti bui.

venerdì 28 ottobre 2011

Ragionare da perdenti e da vincenti

"Mi è difficile" vs "Non mi è stato facile fino ad ora";

"Tutti sanno che - si sa che - uno che fa questo è... - se ti succede questo quello che fai è..." vs "Io credo che... io sento di...";

"E' finita la festa" vs "E' appena cominciata";

"Non ce la faccio più" vs "Mi sto solo allenando";

"Non ho mai capito che" vs "Fino ad ora in queste situazioni non mi è stato chiaro che";

"Perchè mi capita che..." vs "Come posso migliorare questo...";

"Mi va tutto storto" vs "Fino ad oggi in questo non ho raggiunto buoni risultati";

"Devo..." vs "Posso...";

"Non vedo nulla nel mio futuro" vs "Lo creo prima di tutot dentro di me"

"Sono fatto così, questa è la mia natura" vs "Posso cambiare qualsiasi cosa in me"

 ecc ecc.





giovedì 27 ottobre 2011

La visualizzazione al servizio della meditazione

La meditazione crea il silenzio per trascendere sè stessi e le proprie limitazioni.

La visualizzazione crea la forza di contenere stati di angoscia o immagini e pensieri disturbanti che nella meditazione potrebbero emergere e compromettere la meditazione stessa.

La meditazione ci sintonizza su stati di coscienza in cui le visualizzazioni possono entrare maggiormente nel profondo e cambiare le nostre menti in modo sostanziale.

La visualizzazione esplica con la massima forza la programmazione che la mente vuole dare a sè stessa.

L'immagine creata può stabilire in noi basi sempre più elevate da cui partire per meditazioni sempre più profonde.

La visualizzazione può aiutare o anche sviare (alle volte anche sottilmente) il proprio cammino di crescita umana.

La meditazione ci aiuta a usare la mente da stati di coscienza sempre più alti e luminosi.

Così meditare porta alla libertà e dopo un pò anche immagini di grande potenza emergono spontaneamente.

La visualizzazione di per sè è solo programmazione - agisce su un piano mentale - ed è frutto del pensiero e quindi del condizionamento mentale ricevuto fin da bambini.

La meditazione implica la visualizzazione.
La visualizzazione non implica la meditazione.

La visualizzazione può essere messa al servizio della meditazione e della ricerca di stati di coscienza sempre più alti.

La meditazione è fine a sè stessa e non può essere messa al servizio di nient'altrro - forse solo del cuore, o meglio ancora, della capacità di amare.

Nella meditazione di esplica la capacità di amare.
Nella visualizzazione quella di pensare.

La visualizzazione senza meditazione è pericolosa.
La meditazione senza visualizzazione implica percorsi più tortuosi forse.

Se medito e raggiungo stati di coscienza particolarmente elevati e accolgo le immagini che emergono spontanee, posso cambiare molto in me e lascio agire in me stati transpersonali.

Da questi stati posso anche visualizzare con la volontà e rendere queste immagini particolarmente efficaci.

Se visualizzo a partire da stati di coscienza ordinari (dove non eccellono amore, gioia, felicità, benessere, pace) creerò solo disordine nella vita - ulteriore disordine.

Ecco perchè la PNL lasciata a sè stessa e gestita solo dalla mente è pericolosa.

Rischia di creare solo persone ben adattate che invece di essere un motore di cambiamento positivo nel mondo sono solo la replica di tante marionette sorridenti che non hanno nessun autentico potere creatore.

La PNL deve essere al servizio del cuore e della meditazione.

Allora libera.





mercoledì 19 ottobre 2011

Il cuore che c'è e che poi non c'è più

Alle volte parli con una persona.
Senti che tutto scorre, ci si capisce.

Poi giri l'angolo e i cuori non comunicano più.

Così ci si ritrova, si torna a comunicare con il cuore.

E poi si gira l'angolo e il cuore si torna a chiudere.

In queste relazioni non è possibile costruire nulla.
Solo condividere qualcosa.

Perciò, se vuoi costruire, cerca cuori che restano aperti per la maggior parte del tempo.

Si risparmia tempo e dolori. Inutili.



lunedì 17 ottobre 2011

Le vite degli altri

Anche se non sai sorridere come credi sia importante sorridere,
anche se ti fanno notare che non sei felice nel mentre dici che credi alla felicità,
anche se non sai amare come sai che necessario e te lo rinfacciano,

se ti rinfacciano le cose in cui credi dandoti uno specchio
per farti vedere quello che fai e che dici.

Non buttare via ciò in cui credi, ma solo ciò che hai fatto.

Quello che vedo allo specchio è solo un personaggio di una commedia.
E puoi cambiare personaggio.

Perciò se ti vogliono inchiodare ai tuoi errori
se ti dicono che in fondo sei fatto così,
se una parte di te è d'accordo,
se ti dicono che le tue sono solo belle fantasie
splendidi ideali.

Allora spostati e ricomincia.
Ringraziando chi ti accusa.

E se non sai fare di meglio.
Cerca la forza in chi sa incoraggiarti e guidarti.


E' facile vivere la vita degli altri.

Meno facile è camminare dentro le proprie scarpe,
e lottare per le cose in cui si crede.



giovedì 13 ottobre 2011

In compagnia di una candela

Se ti senti tradita, tradito profondamente.
O se provi nel profondo delusione, o rabbia, o rassegnazione, o depressione.

Se non sai dove mettere le mani per cambiare qualcosa,
o dove trovare la forza per fare quello che sai che va fatto.

Se non sai nemmeno fidarti più di te.
Se hai anche ottime ragioni per non farlo più.

Se c'è stanchezza nel fare le cose che fino ad oggi ti gratificavano,
senza che altre se ne profilino all'orizzonte.

Puoi accendere una candela,
sederti in meditazione,
ascoltando solo il respiro.

Che entra e esce,
sale e scende,
si espande e guarisce ogni cellula, ogni emozione, ogni pensiero.

Senza che tu sappia nè come, nè dove, nè quando si completerà
o si manifesterà la guarigione.

Sei solo in buone mani,
in compagnia di una candela,

che riconduce il mondo a te,
te a te stesso, a te stessa
te stesso, te stessa al mondo.

E qualcosa di buono ricomincia a crescere.

lunedì 10 ottobre 2011

Onora il padre e la madre

Se onorare significa anche dedicare ciò che ha raggiunto con fatica ai tuoi genitori, allora onorali.
Dedica loro ciò che non hanno mai avuto e tu sì.
La strada che tu hai fatto in più rispetto a loro,
la felicità che hai conquistato in più rispetto a loro,
le conoscenze, le ricchezze, le esperienze.

Dedica loro la tua vittoria sui dolori,
quei dolori che forse li hanno sconfitti prima di quando avresti voluto.
Dedica loro quella felicità davanti alla cui porta ti hanno lasciato,
da solo, senza poter entrare con te.

Dedica loro la vittoria su quei dolori che ti hanno lasciato in eredità,
essi stessi non potendo fare niente con essi, su di essi.

Dedica loro l'amore che riesci a dare agli altri, affinchè negli altri continuino a vivere,
con l'amore che hai dato.

Dedica loro tutto ciò che semini e fai crescere,
tutto ciò che sei e che sarai.

Vedi il mondo e assaporalo anche per loro,
incondizionatamente.
Facendo cessare ora ogni giudizio,
ogni accusa,
ogni richiesta,
ogni rimpianto.

Ora.
Per sempre.

Per loro,
per te.

venerdì 7 ottobre 2011

Ciò che guarisce i genitori, e i figli

Vedere la propria vita davanti a sè con quello che resta da fare, con i suoi limiti e le sue ricchezze,
prenderla fino in fondo - nel bene e nel male,
accettando tutti i fallimenti e i successi come conseguenza delle proprie azioni,

lasciare finalmente i genitori liberi di essere ciò che sono,
o che non sono stati,

e nello stesso tempo dedicare ciò che si conquista a loro,
andando là dove non sono arrivati per onorare il punto in cui sono arrivati
prendendo ciò che da lì potevano darci di buono,
e rinunciando a ciò che non hanno visto, o fatto, o detto, o capito,
o al male che ci hanno fatto.

Dare a noi stessi e agli altri ciò che non abbiamo ricevuto allora,
e dedicare la felicità che ci arriva da questo ai nostri genitori,
come se quella felicità potesse tornare indietro e guarire la loro infelicità.

L'infelicità è sempre inutile.
Anche quella dei genitori,
come la nostra.

Così quando arriva la felicità la durezza si scioglie in un pianto di commozione.

E non solo noi possiamo piangere.
Ma possono farlo anche i nostri genitori.
Nella nostra immagine.

E forse l'hanno già fatto.
Solo che non abbiamo visto,
o ce ne siamo dimenticati.

Onorare questo pianto con la conquista di altra felicità ancora.

Questo è il regalo più grande per loro,
e attraverso di loro,

per noi, di nuovo.


mercoledì 5 ottobre 2011

Liberare il contatto

Quando andiamo nel mondo, in mezzo alle persone, portiamo con noi anche le parti più sofferenti.
Quelle sole, quelle angosciate, quelle tristi, quelle spaventate.

Per una strana alchimia, se ci avviciniamo a qualcuno parlando del più e del meno,
stando in ascolto di quelle parti,
succede che riusciamo a voler bene alle persone che prima ci apparivano come insignificanti.

Forse perchè capiamo di aver bisogno anche di loro,
forse perchè riusciamo a capirle meglio,
forse perchè si abbassano le nostre assurde aspettative,
forse perchè capiamo che il male principalmente non viene dagli altri, ma da dentro di noi,
forse perchè scopriamo che si può stare vicino a qualcuno senza chiedere nulla e ricevere nello stesso tempo.

Quindi, se la prossima volta saresti tentato o tentata di non uscire e non vedere nessuno, fai questo esperimento.

Può essere una meditazione interessante.

A.






lunedì 3 ottobre 2011

Oltre alla paura

La paura è l'antitesi della vita.
Distrugge i sensi e le forze, porta alla disperazione e alla miseria.

Allora è importante un pensiero, una immagine, un atteggiamento che ci sappiano portare aldilà della paura.

Come nelle arti marziali se io colpisco qualcuno nelle intenzioni lo colpisco andando oltre, e se affronto un avversario dovrei farlo pensando che ce ne siano anche tanti altri, così nella vita si può vivere pensando che niente e nessuno, nemmeno la nostra debolezza, potrà impedirci di avere successo.

Ogni nostro sforzo sarà alla fine coronato da successo.
Su questo pianeta o su un altro, in questa vita o in un'altra.

Alla fine noi saremo persone di successo in ogni aspetto importante della vita.
Non solo noi, ma anche le persone a cui vogliamo bene e a cui abbiamo voluto bene.

Tutti lo saremo, all'infinito.

Anche se la vita fosse solo un film che si ripete, e anche se potessimo fare poco per cambiare il film.
Anche se la storia dell'Universo stesso fosse una storia che si ripete all'infinito...

Non basta alla fine decidere di guardare all'esito felice?

Come cambia la nostra energia se lo facciamo?




venerdì 30 settembre 2011

Figli che proteggono i genitori

A livello superficiale può accadere che qualcuno che non riesce a piangere o lasciarsi andare dica che lo fa perche' ha imparato a proteggerisi dai genitori o da uno in particolare, dalla loro aggressività o dalla loro derisione.

A livello profondo succede che sono i figli a proteggere i genitori: dalle conseguenze delle loro nevrosi.

Se vedessero quanto soffrono i figli per quello che non possono dare loro, o per quello che di tremendo stanno passando a loro, crollerebbero.

Così, per amore, cresciamo facendo finta che il re non è nudo, che tutto va bene così com'è, che le cose non sono come sono ma come dovrebbero essere.

Fino a che vivere diventa una semplice ed insensata commedia: fino a quando qualcuno non si stanca e portando scompiglio nell'allestimento delle scene dice: "quello che provo è questo".

Da lì la vita riparte, con la benedizione dei genitori, che nella strada che i figli percorrono senza di loro si riappacificano con la loro stessa vita.

Ma questa è un'altra storia ancora...



lunedì 19 settembre 2011

Per quel che ho capito della meditazione

A chi può essere utile:

per una meditazione proficua occorre una base emotiva e mentale adeguatamente stabile: preoccupazioni al minimo possibile, alti e bassi emotivi smorzati il più possibile, stati d'animo di pesantezza o euforia sotto controllo.

Viceversa durante la meditazione - soprattutto nella pratica da soli -  si può finire in vicoli ciechi, tra pensieri o emozioni che rischiano di diventare ossessioni: la soluzione in questo caso è interrompere, fare altro, ripristinare uno stato adeguato (camminare, sèort, un film, una chiaccherata) e poi riprendere la pratica con più calma.

Superato questo stadio si può portare l'attenzione al respiro e... restare lì....

A quel punto potrebbero venire immagini o intuizioni importanti: ma la cosa importante è rimanere lì.

Ci si espone al vuoto e non si fissa l'attenzione su nulla tranne il respiro.

Se si porta l'attenzione volontariamente su un oggetto, questo oggetto occupa i nostri stati interiori e influenza la nostra realtà: in questo caso meglio scegliere bene (luce, leggerezza, calma sono buoni oggetti su cui fissare l'attenzione).

Altre riflessioni sulla meditazionepiù avanti...

venerdì 9 settembre 2011

Cose dell'altro mondo

Stare davanti all'ignoto senza più paura.
Anche quando il corpo ti dice che dovresti averla.

A quel punto, anche se il corpo perde, l'anima ha già vinto?

Forse, se esiste un altro mondo - o infiniti mondi oltre a questo?- ciò è necessario per il passaggio a dimensioni più evolute di umanità?

Cosa accade alla paura pensando a questo?

sabato 27 agosto 2011

Il 2012 è ogni giorno

Molti si chiedono quando sarà la fine del mondo.

Forse sarà per tutti, con qualche improvviso cataclisma.
Forse sarà per alcuni, che troppo esposti, saranno portati via nella notte.

Altri saranno annientati dalle proprie paure, o dalle fatiche,
a poco a poco, o con un collasso improvviso.

Ma alla fin fine, aiuta andare incontro alla fine di tutto, come se dovessere essere già ora.
Come cambia il pensiero se il secondo dopo non c'è più tempo per sistemare nulla?

Affrontare le cose più spaventose della propria vita, le proprie paure più profonde.
Andarci incontro, subito, perchè domani non c'è più tempo.
Magari respirandoci dentro, meditando immobili come pietre antiche.

Il 2012 è già qui, è adesso, ogni secondo, per tutti, e c'è sempre stato.
Solo che non ce ne siamo accorti.

E con questa calma possiamo andare avanti,
incuranti del tempo, delle idiozie sociali e dei calendari.

venerdì 19 agosto 2011

Tutta la violenza del passato è qui...

...ora...
vicino a noi,
gomito a gomito.

La caccia alle streghe,
le violenze contro chi protesta,
il primato della razza,
le guerre sante,
marce e proclami,
stemmi che schiacciano il cuore,
immagini che uccidono la ragione,
parole che confondono la verità,
morti nascoste da candidi sorrisi,
arene con gladiatori,
lapidazioni,
campi di concentramento,
uccisioni sommarie,
genocidi.
Come nel medioevo peggiore.

Può la paura essere una risposta? Può la rabbia essere una risposta?
O solo la calma osservazione di ciò che è?
Sotto parole, immagini, emozioni - là sotto c'è, forse, la risposta.

martedì 16 agosto 2011

Vite apparenti

Ci si congela per un trauma, o un sogno inseguito troppo a lungo.

All'inizio non ci si accorge del sonno che avanza.
Come in Valilla Sky, la vita scorre apparentemente normale, sempre uguale a sè stessa.

Ti accorgi di essere ibernato quando ti risvegli.
Capisci che hai perso 5, 10, 20, 30 anni di vita e senti all'inizio l'irrefrenabile desiderio di viverla.
Vivere quello che hai perso.

Così cerchi di vivere a 30 quello che non hai vissuto a 20.
O a 40 quello che non hai vissuto a 30.
O a 50 quello che non hai vissuto a 15.
E ti accorgi della follia solo quando capisci che non è possibile.

Vivere il lutto per la vita persa, elaborare il trauma che ha portato al congelamento, o la delusione per il sogno che ha deluso, i drammi che ha portato il vivere oggi quello che avresti dovuto vivere ieri e che oggi è possibile solo con molti, troppi danni.

Capire che in fondo non è stata colpa di nessuno e che in fondo il mondo va bene così com'è.

E' una delle strade di redenzione possibili per una vita che era persa nelle nebbie del sogno di una vita apparente.


lunedì 15 agosto 2011

Quella che per il mondo è la depressione...

potrebbe trattarsi semplicemente di stanchezza delle nostre meschinità, o delle nostre debolezze, o della vita insulsa che conduciamo e che ci porta lontano da ciò che desideriamo.

Potrebbe trattarsi di una prova che la vita ci pone per vedere se siamo in grado di meritare ciò che ha in serbo per noi.

Potrebbe trattarsi di un fuoco sacro che brucia le impurità del cuore affinchè possa ricevere nuovo nutrimento.

Potrebbe trattarsi di una voragine che si apre nell'anima e da cui può finalmente sgorgare, via via con sempre più consapevole energia, nuova linfa vitale.

Potrebbe trattarsi della parte nevrotica che vede morire un altro pezzo di sè affinchè l'essere di Luce che siamo si manifesti in tutta la sua bellezza.

Il processo è lento e doloroso. Tortuoso a tratti e insidioso in altri.
Sembra che sia anche obbligato per fare certi passaggi.
E forse è semplicemente l'inverno che arriva puntuale ogni anno.
Prima della prossima primavera.




venerdì 12 agosto 2011

Orwell dentro di noi

Abbiamo dentro un doppio pensiero.

Pensiamo una cosa e ne facciamo un'altra, pensiamo una cosa e ne proviamo un'altra, proviamo una cosa e ne facciamo un'altra, crediamo a due idee completamente opposte nello stesso momento, facciamo due cose con fini opposti nello stesso momento, proviamo due cose opposte nello stesso momento.

Uccidiamo (prima di tutto noi stessi) pensando di dare vita, ci instupidiamo (prima di tutto nella ricerca dell'indifferenza) pensando di diventare forti, viviamo da schiavi (prima di tutto delle nostre nevrosi) pensando di essere liberi.

Siamo indifferenti alla solitudine degli altri ma non alla nostra, o viceversa. Al nostro dolore ma non a quello degli altri, o viceversa.


Umanamente stiamo scadendo o evolvendo? E' il male che emerge per come è sempre stato o stiamo perdendo ulteriormente qualcosa?

Come abbiamo potuto vivere così spezzati? Come abbiamo potuto crescere così frammentati?
Che futuro ci aspetterà?

Come diceva Krishnamurti: la casa bucia e noi stiamo a discutere del colore del vestito del pompiere.

 E non facciamo nulla.

Abbiamo forse troppa paura di vedere noi e il mondo per quello che sono.
Per questo lasciamo forse al male tutto il suo potere.


mercoledì 3 agosto 2011

Il nemico dentro

Alcuni sviluppano capacità speciali dovendo affrontare dei nemici fuori.

Altri sviluppano poteri fuori dall'ordinario per affrontare nemici dentro.

Cattivi pensieri, cattive emozioni, cattive sensazioni sono le brutte compagnie che alle volte ostacolano chi si mette in cammino per riprendersi la vita.

Così tutto ciò che aiuta a andare avanti, fosse anche di un piccolo passo, è benedetto.

Non è così scontato andare avanti. Non è così scontato nemmeno stare fermi certi giorni.

Non è così scontato non arretrare nelle difficoltà.

Già riconoscere questo aiuta contro il primo dei nemici: l'ingratitudine verso sè stessi.

venerdì 29 luglio 2011

Quello che i carnefici non vogliono

I carnefici non vogliono che la vittima soffra, ma che sorrida.

E se non sorride che pensi che la sofferenza è normale.

E se non è normale che è colpa sua.

E se anche pensasse che c'è qualcuno che è la causa della sua sofferenza, che abbia la paura sufficiente per non protestare.

Ma se proprio deve protestare che lo faccia con violenza, cosicchè la violenza del carnefice, più avvezzo alla violenza, lo possa sconfiggere ancora.

E se sconfitto dovesse ancora manifestare il suo dolore dovrebbe sparire, perchè ciò che più teme il carnefice è il dolore che muto lo guarda da dentro chi fa soffrire.

Che lo guarda sapendo quello che il carnefice fa, sapendo che forse non ci sono reazioni possibili - non ancora - e che al momento c'è solo questo guardare che rivela il proprio dolore

e c'è la domanda PERCHE? che nemmeno nel processo di Kafka il protagonista riesce a fare - quella domanda che avrebbe potuto fermare forse l'esecuzione ... -

PERCHE?

E aspettare una risposta che non c'è.

Questo il carnefice non vuole: essere inchiodato dallo sguardo fermo della vittima davanti alla responsabilità di una risposta che non ha: PERCHE'?

Forse, se c'è una domanda che salverà la nostra umanità e quella del carnefice dal male sarà "PERCHE?"

 detto con tutta la lucida, calma, profonda consapevolezza del male subito attimo per attimo...

domenica 17 luglio 2011

Il bacio della strega

I no che dovremmo dire e non diciamo ci sviano dalla nostra strada, i si che dovremmo dire e non diciamo ci sviano dalla nostra strada.

Le domande che non facciamo ci avvelenano la vita, le proposte che non abbiamo il coraggio di fare ci piegano.

Non subito, un pò alla volta.

Così lentamente, da sembrare dolce, inavvertito.

E arriva la solitudine, inavvertitamente.

E si sopporta con insensibilità, con distrazioni, con rimpianti. Con piccole cose.


Un giorno però entra la luce, e si sente la solitudine della strada che ipnoticamente abbiamo percorso.

In quel giorno ci si sente soli e si cerca qualcuno. Non importa chi.

Se lo accettiamo, e lo facciamo senza attaccarci a chi ci dà la sua presenza, può essere l'inizio del risveglio.

Come dicono le parole di questa canzone...
Lonely day