mercoledì 14 maggio 2014

Quell'inquietudine che hai dentro

Non puoi fermarti,
non puoi goderti quello che hai,
non puoi riposarti sui tuoi successi,
né sentirti nutrito dalle congratulazioni.

Ogni posto è un problema perché
quando l'hai raggiunto,
già vorresti essere in un altro.

Poi provi rabbia davanti a questo.
Perché deve essere sempre così?

Allora ti dò un consiglio:
vai a trovare la parte che soffre.

Quella che ascolta le critiche continue,
le lamentele del tarlo.
Tarlo che dice:
"Non dovresti fare questo ma quello,
non basta ancora quello che fai,
come vedi non stai facendo la cosa giusta ecc".
Se ascolti la sofferenza si crea silenzio:
il Tarlo scompare, il rumore delle sue mascelle si attenua,
anche la tua frustrazione al solito teatrino che hai dentro per la cronica insoddisfazione.

Stai nella sofferenza.

E' meglio.
Da lì puoi ricordarti di chi ti brontolava tutto il giorno,
da lì puoi capire come stavi veramente allora.

Da lì inizi a provare compassione per te stesso.

Da lì paradossalmente inizi a goderti la vita. Un passo alla volta.


1 commento:

  1. Condivido il consiglio che viene dato in questo scritto.
    Mi permetto però, di aggiungere una considerazione,che,secondo me,va tenuta presente.
    Dopo che si è andati a trovare la parte che soffre,e ascoltato la sofferenza,e ci si ricorda di chi brontolava tutto il giorno,e si è riusciti a comprendere come si stava veramente allora,…
    se questa persona è ancora in vita, ( o anche se non lo è più ) le si può parlare, è importante raccontargli di come ci si è sentiti in quel momento,periodo della nostra vita .
    Le si può dire,se lo vuole, che c'è modo d'imparare a vedere,vedere che cosa può succedere,e come si può diventare, quando si vive nella mancanza di gentilezza,di attenzione,...mancanza di amore.
    Si può diffondere la notizia, che c’è modo di tirare fuori il proprio dolore,senza il bisogno di sfogare su altri,o tenerselo chiuso dentro di sé.
    Si può informare, che non ci sono colpe da attribuire.
    Forse è proprio questo ciò che è mancato,e manca agli esseri umani : dei veri e autentici scambi.
    Glielo si può far osservare e dire con gentilezza,perché forse si può offrire, a chi abbiamo vicino,o con chi siamo in rapporto, la possibilità di contattare il proprio dolore,così, a sua volta,anche questa persona, può ricordare chi brontolava tutto il giorno, o altro ancora.
    Secondo me,se guardiamo l’altra persona,anche lei, come vittima di mancanza d’amore,gentilezza,…
    possiamo comprendere meglio i meccanismi, automatismi,e le dinamiche dei rapporti.
    Possiamo guardare alla nostra insoddisfazione,e scoprire ciò che essa, ci vuol far vedere e insegnare.
    Non si tratta di perdonare (perché qualche tipo di educazione,o credenza religiosa lo insegna ),così,per sentirsi a posto con la coscienza,o per sentirsi più bravi e buoni.
    Si tratta,di comprendere,di “vedere” senza distorsioni,e soprattutto senza giudizi.
    Si può riferire,comunicare all'altra persona, ciò che ci ha ferito,se si ha messo da parte credenze,posizioni,convinzioni,…che ci fanno sentire nel diritto, nel giusto,o superiori.
    Secondo me,si può iniziare a guarire,quando si trova il coraggio di ascoltare la nostra sofferenza.
    Quando si vede il ciò che è,e si ammette e riconosce ciò che ci fa soffrire.
    Osservo quella che era la famiglia di uno dei miei genitori.
    Non posso certo dire che il mio genitore, abbia vissuto,in quello che si può definire uno stato di armonia, nell'amore,compassione,gentilezza,…anzi,ha dovuto ascoltare un sacco di bugie
    Eppure,la sua vita è stata una vera testimonianza,che è possibile vivere con coraggio, sincerità,...indipendentemente da ciò che si ha ricevuto,impegnandosi invece a "scongelare",e a far fiorire ciò che di prezioso ognuno porta dentro,diventando consapevoli del proprio destino.
    Allora è forse perché ha accettato gli alti e bassi del suo vivere,senza preoccuparsi ,lamentarsi,...avendo fiducia nella Vita?
    Grazie per questo scritto!

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