venerdì 4 gennaio 2013

VIAGGIANDO NELL’ETERE-articolo del 2007


Ripropongo questo articolo legato a quanto vissuto nella giornata di oggi, che sarà oggetto di un prossimo post

VIAGGIANDO NELL’ETERE

L'altra mattina, alle 7, ero in auto e ascoltavo della musica alla radio quando, con mia sorpresa, ad un pezzo ne è seguito un altro molto diverso nel genere ed esageratamente ritmato - quel ritmo tecno che impazza nelle discoteche moderne -. Una frase veniva ripetuta in sottofondo con diversi suoni, e diceva: "Fuck yourself e save the money" (trad. "Fotti te stesso e salva i soldi”). Ma forse era anche “Fuck yourself e save your money” (trad. “Fotti te stesso e salva i tuoi soldi”).
Ascoltavo la radio cercando di capire il senso con cui veniva passata questa musica. Volevo capire se c’era ironia, o se c’era dell’altro. Non faceva ridere questo messaggio, né sorridere: il ritmo, le parole e il paraverbale della musica avevano su di me un effetto deprimente, e così come R. Langs raccomanda per interpretare i sogni, tenendo in sospeso nella coscienza le emozioni ed i frammenti di immagini che recuperiamo dalla notte trascorsa, così ho lasciato la mia consapevolezza di fronte all’esperienza senza giudizi.
Jung affermava che l’artista – quello che attinge effettivamente al proprio inconscio creativo e non alle mode – è veicolo dell’inconscio collettivo: esprime, suo malgrado, quanto cova nell’animo dell’umanità, anche se gli costa dolore o drammi personali e quanto esprime ha un effetto catarchico e trasformante sul livello di coscienza della sua epoca. A livello meno elevati e su un piano non “terapeutico” ma meramente espressivo, accade anche con i semplici pensieri di ogni giorno, che vengono captati e ripetuti dalle persone, come dimostrano gli studi sui campi morfogenetici, senza apparenti contatti. Anche da chi, per vivere, compone ogni giorno musica spazzatura.
Forse queste persone con quel pezzo stavano manifestando il cinismo che, rassegnato, avvolge i nostri sensi davanti alle storture del Sistema, ottundendolo. Poteva anche trattarsi forse di una provocazione per scrollare le coscienze: esprimere il cinismo per vederlo meglio e lasciarlo andare.
Ma personalmente sentivo che c’era dell’altro ancora, e più morboso: una sorta di autocompiacimento.
La frase, con il suo significato penetrante che colpisce l’attenzione, ripetuta in maniera ossessiva e con tonalità diverse che confondevano il massaggio, già evanescente sotto ritmi binari anch’essi ossessivi, era di stile ipnotico: l’attenzione, attratta da un oggetto in evidenza – quali il messaggio forte e apparentemente assurdo, lascia aperte le porte dell’inconscio alle informazioni successive, ripetute costantemente; una lieve trance indotta dal ritmo frenetico, abbassava le facoltà critiche…. E altro ancora testimoniava la subdolità del mezzo.
Come le reazioni negative che poteva suscitare, soprattutto in chi divide, magari con eccessivo zelo morale,  il mondo in bianchi e neri, buoni e cattivi. Nel tentativo di negare consciamente un messaggio, o di contestarlo, a livello inconscio non facciamo che potenziarlo ulteriormente: quando nei miei corsi dico alla sala di “non immaginare un buco nel pavimento”, tutti l’hanno fatto prima ancora di terminare la frase. Così il messaggio contestato continua a installarsi nella coscienza.
E poi, la sorpresa del messaggio era rafforzata dal contesto in cui emergeva: da un pezzo dance, molto più soft in termini musicali, a un pezzo molto più “hard” ritmicamente, mentre già la mia attenzione è sviata dal traffico e da tutto ciò che impegna un comune automobilista, per giunta appena svegliatosi la mattina!
Riguardo al contenuto, mi rimane ancora adesso un dubbio se il termine corretto era “…. I soldi”, oppure  “…i tuoi soldi”.
Nel primo caso la frase forse ha un impatto ancora più forte ed evoca in me l’adorazione spersonalizzante per qualcosa di trascendente, che non è solo mio, che mi sovrasta e davanti al quale mi sento piccolo e debole: l’essenza dell’idolatria, in un auto-annullamento masochistico con un oggetto sadico e freddo come “il denaro conquistato a prezzo della mia vita”, unendomi al quale – non importa a che prezzo – posso condividere la sua forza ed il suo potere, come ben descriveva per esempio Erich Formm nei suoi libro come “Essere e Avere” o “L’Arte di Amare”. Qual potere che in origine era mio ma che ho alienato sull’oggetto del mio adorare attraverso la mia devozione.
Anna Freud, la figlia del troppo celebrato Sigmund Freud, parlava di un meccanismo di difesa particolare, in cui c’è una sorta di identificazione con l’aggressore. Se il mio aguzzino è stato implacabile, è probabile che possa sviluppare una sorta di identificazione con lui, e questo a più scopi: se la forza del denaro è invincibile allora tanto vale mettermi dalla parte di questa forza se voglio sopravvivere, e se questa forza mi ha tormentato, è perché aveva le sue ragioni, risolte le quali possono cessare le sofferenze impostemi. Quindi ho io il controllo del mio dolore, ne conosco le cause, ne do una spiegazione ed un senso e mi immagino anche una strada per uscirne: è una buona illusione per non crollare psichicamente in un possibile e devastante senso di impotenza.

Ma c’è ancora un altro aspetto da considerare, ed è che se Bianco e Nero sono sempre insieme, come espresso dal simbolo del Tao, anche qui c’è luce: nell’identificarmi con l’aggressore, posso anche avvicinarlo a me per integrarlo e abbracciarlo. Essere duri e freddi dentro, come chi mette al primo posto il denaro nella scala dei valori della propria esistenza, fa capire il dolore di questa scelta, il rifiuto dell’amore che nasce dalla paura e dalle ferite. Ne ripeto le difficili strade di chiusura e sofferenza per smettere di giudicarlo e dargli un posto nell’anima, con amore, e fare finalmente pace.
Una volta, una collega che tiene seminari di costellazioni familiari nella zona della Lombardia, mi disse che aveva partecipato ad un convegno nazionale in Germania sempre sulle costellazioni, durate il quale un relatore disse questo, ossia che il Demonio forse non è altro che tutto ciò che l’umanità ha rimosso, segregato, nascosto a sé stessa e agli altri, tutto ciò di cui ci vergogniamo, tutto ciò che disprezziamo, giudichiamo, odiamo, deridiamo, temiamo, combattiamo, allontaniamo. Questo messaggio si mescolava in me con il ricordo delle parole del conduttore che teneva invece il seminario durante il quale conobbi questa collega, il quale ricordò come oggi non è il male che sta distruggendo il mondo, bensì il desiderio del bene: la guerra infinita al terrorismo sta generando nuove violenze e insicurezza, la guerra alle malattie nuovi morbi, la guerra alla fame altre vittime…
Il messaggio spirituale che esorta a salvare sé stessi e a lasciare le cose del mondo in secondo piano era rovesciato, come un messaggio diabolico, e la stessa stranezza del messaggio, aumentata ad esempio dalle ripetizioni con diverse variazioni paraverbali, sollecitava l’attività del sistema cognitivo sullo stesso per comprenderlo, penetrarlo, come accade un po’ anche con gli assurdi koan zen: ma lo scopo probabilmente non era quello dell’illuminazione.

Forse questa musica non è nient’altro che il rigurgito del rimosso collettivo, del Male dell’Avidità combattuto e odiato, delle persone avide e distruttive combattute e odiate: era un invito a guardare anche a loro, in maniera diversa. Forse è proprio qua la via di uscita da questo rigurgito: non cacciarlo da dove è venuto, ma guardare alle persone che ne fanno parte, al male che fanno e che hanno fatto, e alle vittime di questo male, senza giudizio, senza prendere le parti di nessuno, affinché possa avvenire questo confronto tra vittime e carnefici senza le interferenze di chi è estraneo.
Allora il compiacimento del Male che aleggia nel messaggio, può sciogliersi in un senso di compassione per la miseria della vita ossessionata dal Denaro, dal Potere, dalla Violenza sul mondo e sugli altri per “avere di più” e chi guarda è finalmente libero dalla fissazione e dai falsi onori della lotta per il bene.
Un Maestro disse una volta che l’Ego – ossia la parte dell’essere che oscura la nostra Luce spirituale e con la quale tendiamo ad identificarci - si nutre di lotta, cerca lo scontro per sopravvivere, mentre avvizzisce nella pace, con tutta l’angoscia che ne può conseguire nel frattempo….
Mentre guido, con questa prospettiva che si amplia lentamente, cambio semplicemente stazione, con uno strano senso di ricchezza interiore.
Alessandro D’Orlando

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